Forse spiegato il mistero del riscaldamento della corona solare

Una foto del Sole scattata dalla sonda SDO fa da sfondo ai dati raccolti da EUNIS. Foto NASA/EUNIS/SDO
La superficie del Sole ha una temperatura di circa 5700 gradi centigradi — nulla di piacevole per noi terrestri. Ma l'atmosfera della nostra stella è almeno 300-1700 volte più calda della superficie. Cosa sta succedendo? Qual è il meccanismo che riscalda l'atmosfera solare a temperature così estreme? Gli scienziati se lo chiedono da decenni, ma ora potrebbero aver trovato nuovi, decisivi indizi.
Nuovi dati presentiti al summit inaugurale del TESS, un evento triennale tenutosi a Indianapolis, suggeriscono che questo meccanismo ignoto dipenda da regolari ma intermittenti lampi esplosivi di calore, invece che da un riscaldamento costante e graduale come si pensava in precedenza.
Secondo Jim Klimchuk della NASA, i nuovi risultati presentati pochi giorni fa supportano la teoria che la corona solare sia riscaldata da minuscole esplosioni note come nanobrillamenti — brevissime deflagrazioni che sfiorano i 10 milioni di gradi centigradi e sprigionano calore nella corona.
"Queste esplosioni sono conosciute come nanobrillamenti poiché sono caratterizzate da energie un miliardo di volte inferiori a quelle di un normale brillamento," spiega Klimchuk. "Sono minuscole per gli standard solari, ma rilasciano l'energia di una bomba a idrogeno da 10 megatoni. In qualunque momento, ne esplodono centinaia su tutto il Sole, e il loro effetto collettivo è quello di riscaldare la corona."
I dati sono stati ottenuti durante la missione EUNIS, un razzo-sonda che nel Dicembre del 2013 ha effettuato un volo di 15 minuti con uno spettrografo, uno strumento in grado di misurare l'abbondanza di materiale a una data temperatura. Lo spettrografo di EUNIS era stato calibrato per operare in un intervallo di lunghezze d'onda mirate a rilevare materiali a 10 milioni di gradi centigradi, proprio la temperatura dei nanobrillamenti. Lo spettrografo ha osservato una serie di punti estremamente attivi in corrispondenza di regioni tranquille alle altre lunghezze d'onda, cioè prive di particolari attività solari come brillamenti. Secondo gli scienziati, si tratta della prova definitiva che a riscaldare la corona è un meccanismo invisibile a tutte le altre lunghezze d'onda.
I risultati sono stati confermati anche dalle osservazioni della sonda NuSTAR della NASA, un telescopio spaziale in grado di esaminare i raggi-X emessi da stelle distanti e buchi neri. Ogni tanto, però, ha puntato il suo occhio robotico anche direzione della stella a noi più vicina, il Sole.
"I raggi-X ci permettono di studiare i processi più energetici del nostro Sole," spiega Iain Hannah dell'Università di Glasgow. I dati di NuSTAR hanno confermato la presenza di punti caldi, ricchi di particelle energetiche e dissociati da brillamenti o da altri eventi solari.
In attesa di ulteriori conferme, il mistero del Sole continua a essere tale - ma da oggi, almeno, è un po' meno misterioso.
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