È guerra sulla vetta di Mauna Kea: quattro telescopi dovranno andarsene

Rappresentazione artistica del telescopio TMT sulla cima di Mauna Kea. Credit TMT International Observatory
Il Thirty Meter Telescope (TMT), uno dei più grandi telescopi del mondo attualmente in costruzione sulla cima del vulcano hawaiano Mauna Kea, si farà: ad annunciarlo, ponendo fine ad un'accesa discussione che si protrae ormai dagli anni '60, è stato il governatore locale, David Ige. Ma, in compenso, un quarto dei 13 telescopi che attualmente operano sul vulcano dovranno essere chiusi e rimossi entro il prossimo decennio.
I nativi hawaiani erano accorsi in centinaia a protestare nelle strade di Honolulu sia per l'inaugurazione del sito degli scavi, ad Ottobre dell'anno scorso, che per l'inizio della costruzione del telescopio, ad Aprile. Il motivo delle proteste è che gli indigeni considerano sacro il vulcano, e vedono la costruzione del TMT come l'ennesimo affronto al loro culto.

Una manifestante durante una delle proteste dello scorso Aprile. Credit Hollyn Johnson/Hawaii Tribune-Herald/AP
"Abbiamo più volte mancato di rispetto alla montagna," ha commentato Ige. "Non ci siamo comportati correttamente con un posto molto speciale." Attualmente la montagna, alta 4200 metri, ospita ben 13 telescopi, tra cui i gemelli Keck da 10 metri l'uno e il Gemini Northern e il Subaru da 8 metri. I primi osservatorii risalgono agli anni '60 dello scorso secolo.
Le varie istituzioni, come ha annunciato Ige, "dovranno smantellare quanti più telescopi possibili: il primo quest'anno e almeno il 25% entro l'inizio delle operazioni del TMT". Il primo ad andarsene, alla fine del 2015, sarà il Caltech Submillimeter Observatory, la cui chiusura era già stata annunciata nel 2009.
Il problema è che nessuno degli altri 12 telescopi aveva in mente di cessare le attività così presto. Il James Clerk Maxwell Telescope ha appena cominciato una nuova vita sotto l'egida dell'East Asian Observatory. Anche l'UK Infrared Telescope ha recentemente cambiato gestione, passando dalle mani britanniche a quelle dell'Università delle Hawaii appena l'anno scorso.
"Non ci eravamo preparati a nulla di tutto questo," è stata la risposta di Peter Michaud, portavoce del Gemini Observatory. "Finché non avremo a disposizione maggiori dettagli, non possiamo aggiungere molto altro."

Rappresentazione artistica del TMT con gli altri telescopi sullo sfondo di Mauna Kea. Credit TMT International Observatory
L'Università delle Hawaii aveva già iniziato a progettare un tabella di marcia per le chiusure dei vari telescopi nel 2010, e a quanto pare tale tabella dovrà essere fortemente accelerata. "In realtà, non è nulla di nuovo," spiega Gunter Hasinger, direttore dell'istituto di astronomia dell'Università. "Abbiamo sempre voluto che fosse ben chiaro che lo spazio in cima a quella montagna dev'essere popolato solo dai migliori telescopi del mondo."
Attualmente, l'Università delle Hawaii detiene 45 chilometri quadri sulla cima del vulcano, in cui sono presenti tutti e 13 i telescopi, più il TMT. Tuttavia, tale contratto scadrà nel 2033, e allora, come ha dichiarato Ige, l'istituto dovrà restituire allo stato hawaiano più di 40 chilometri quadri. L'Università sarà inoltre costretta a riconoscere che il sito in cui sorgerà il TMT dovrà essere anche l'ultimo sito di costruzione di un telescopio sulla vetta di Mauna Kea.
Ma il compromesso non finisce qui: i pochi visitatori (astronomi compresi) che d'ora in poi saranno ammessi alla vetta dovranno prima ricevere un'istruzione culturale che sarà fornita da un ministero apposito che verrà istituito a breve. "Voglio proteggere pienamente il diritto del TMT di procedere nella costruzione, ma rispetto e proteggo anche il diritto dei manifestati a dimostrare pacificamente," ha dichiarato Ige.
"Ci sarà molto lavoro da fare," è stata la dichiarazione rilasciata da Henry Yang, a capo del TMT. "Riconosciamo che ci sono ancora persone che si oppongono al progetto, e continueremo ad ascoltarle con tutto rispetto e lavorare con esse per cercare soluzioni."
Il TMT, un progetto dal costo di 1.5 miliardi di dollari, sarà gestito dall'Università della California e dal Caltech, in collaborazione con i governi di Cina, Giappone, India e Canada.
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