Problemi per una sonda giapponese diretta verso un asteroide

Procyon tenterà di raggiungere un asteroide binario nel 2016.
Buone e cattive notizie dalla piccola sonda spaziale giapponese Procyon, nello spazio profondo da cinque mesi. La buona: gli scienziati hanno selezionato la sua destinazione. Si tratta dell'asteroide 2000 DP107, un oggetto binario (il primo a essere scoperto) formato da un corpo principale largo 800 metri e da un satellite largo 300. La cattiva: pare che l'innovativo motore a ioni di Procyon non funzioni più.
Il piccolo satellite di 67 chilogrammi era decollato verso lo spazio il 3 Dicembre 2014, come carico secondario del razzo H-2A di Hayabusa 2, la sonda di 590 chili che raggiungerà l'asteroide 1999 JU3, ci atterrerà sopra più volte e ne riporterà campioni di suolo sulla Terra nel 2020. Non potendo conoscere in anticipo la sua orbita di rilascio, gli ingegneri giapponesi inviarono Procyon nello spazio senza una destinazione precisa. In questi mesi, conoscendo l'orbita effettiva del satellite, hanno potuto valutare una serie di opzioni e selezionarne una finale.
Per quanto piccolo in dimensioni (è grosso modo un cubo di mezzo metro per lato), Procyon è ricco in contenuto. Ad alimentarlo è un innovativo sistema di propulsione che fonde la tecnologia tradizionale a gas freddo con la fantascientifica propulsione a ioni impiegata, ad esempio, sulla sonda americana Dawn, che un mese fa ha raggiunto il pianeta nano Cerere. Questa duplice propulsione permetterà a Procyon di compiere grandi cambiamenti di velocità ma anche di poter eseguire importanti manovre di correzione in breve tempo. Il piccolo satellite è inoltre dotato di un telescopio con cui fotograferà l'asteroide durante l'incontro ravvicinato.
In questi primi cinque mesi di missione, Procyon ha superato con successo tutti i test previsti, dall'apertura dei pannelli solari alle dimostrazioni di controllo di assetto e di comunicazione dallo spazio profondo. Anche il motore a ioni ha risposto bene ai comandi, ed è rimasto acceso per 223 ore a una spinta di 366 micronewton.
Purtroppo, però, poco dopo i test il motore di Procyon si è inceppato. Il Giappone ha subito istituito una commissione investigativa per indagare sulle origini del guasto e sulle eventuali soluzioni. L'analisi preliminare dei dati è giunta alla conclusione che un piccolo pezzo di metallo si è incastrato nel propulsore a ioni.
Gli ingegneri hanno già ideato una serie di possibili soluzioni. Innanzitutto, cambieranno l'assetto della sonda, prima esponendo il motore alla luce solare e poi trascinandolo nell'oscurità. Ciò innescherà un ciclo termico di contrazione ed espansione completo, che si spera possa liberare il pezzo di metallo. Se ciò non dovesse funzionare, gli ingegneri useranno il propulsore chimico per dare piccole accelerazioni alla sonda e per farla ruotare su se stessa. Se anche ciò non dovesse funzionare, tenteranno di aumentare il livello di corrente elettrica all'interno del motore a ioni per cercare di bruciare il pezzo estraneo.
A mettere ulteriore pressione sugli ingegneri è la rigida tabella di marcia: per essere pronti a sfiorare la Terra il 3 Dicembre di quest'anno e incontrare l'asteroide il 12 Maggio 2016, il motore a ioni dovrà essere riattivato entro la fine di Aprile.
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