MESSENGER si schianta contro Mercurio, completando la sua missione

Mercurio visto a colori accentuati (per evidenziare le differenze mineralogiche) da MESSENGER.
Pochi minuti fa, la straordinaria avventura della sonda americana MESSENGER, durata quasi quattromila giorni e altrettante orbite, è giunta al termine. Il 18 Marzo 2011, la sonda era diventata la prima e ad oggi ancora unica a inserirsi in orbita attorno a Mercurio, il pianeta più interno del sistema solare.

Una delle cosiddette strutture hollow, misteriose formazioni la cui natura non è ancora del tutto chiara.
Il viaggio di MESSENGER iniziò 19 anni fa sulla scrivania di alcuni scienziati americani. Poi, nel 1999, la missione fu selezionata e approvata dalla NASA. MESSENGER decollò il 3 Agosto 2004 da Cape Canaveral, cavalcando verso le stelle in cima a un Delta II. Con un budget limitato, MESSENGER tentò ciò che nessuna sonda aveva mai osato, cioè inserirsi in orbita attorno a Mercurio e sfidare l'estrema vicinanza al Sole.

Tra le varie scoperte di MESSENGER, quella forse più importante è il rilevamento di acqua ghiacciata e composti organici in crateri polari immersi in perenne oscurità.
MESSENGER, la cui massa al momento del lancio era occupata per metà da carburante, aveva raggiunto Mercurio dopo sei manovre di fionda gravitazionale: una con la Terra nel 2005, due con Venere nel 2006 e nel 2007, e tre con Mercurio tra il 2008 e il 2009. I 2200 metri al secondo di cui il suo sistema di propulsione era capace però non sarebbero bastati a coprire tutte le manovre; perciò, al posto di accendere i motori, MESSENGER aveva più volte nel corso del suo viaggio interplanetario usato il momento dei fotoni espulsi dal Sole per accelerare e salpare come una vera e propria barca a vela solare priva di vela.

L'interno del cratere Fuller, immerso in una perenne oscurità, rivelato grazie a nuove tecniche di fotografia sperimentate da MESSENGER.
Raggiunto Mercurio, la sonda aveva dovuto sfidare condizioni estreme e senza precedenti nella storia dell'esplorazione spaziale. Per proteggersi dalle intense radiazioni solari, MESSENGER aveva portato con sé uno scudo in grado di tenere i 300 gradi centigradi di calore lontani dalle apparecchiature sensibili, che in compenso erano riscaldate a 20 gradi dalla radiazione riflessa da Mercurio. Sempre a causa dell'eccessivo calore solare, MESSENGER aveva dovuto rinunciare alla classica antenna ad alto guadagno, e aveva invece impiegato un'innovativa apparecchiatura presa in prestito dall'esercito statunitense. L'antenna ha trasmesso più di 10 terabyte di dati scientifici. In compenso, la vicinanza con il Sole aveva permesso ai suoi pannelli solari di generare 650 W - sufficienti ad alimentare la sonda anche durante le eclissi - nonostante non potessero mai essere puntati direttamente in direzione del Sole, sempre a causa dell'eccessivo calore.

Una mappa estremamente dettagliata di Mercurio resa possibile dalle grandi capacità degli strumenti di MESSENGER, in questo caso dell'altimetro.
MESSENGER ci ha aperto un nuovo mondo, un mondo la cui superficie prima del suo arrivo ci era per più della metà sconosciuta. Ma MESSENGER ha fatto molto di più che restituirci fotografie mozzafiato del pianeta più interno del sistema solare.

Il bacino da impatto Caloris, generato da una collisione talmente energetica da aver smosso il terreno agli antipodi del punto d'impatto.
A MESSENGER dobbiamo, tra le varie cose, la scoperta di correnti di Birkeland che, percorrendo le linee del campo magnetico, collegano la magnetosfera alle altitudini più basse; il rilevamento di improvvisi lampi di raggi-X, ancora perlopiù inspiegati, dovuti a elettroni con energie di centinaia di migliaia di elettronvolt; la descrizione della complessa interazione tra la magnetosfera di Mercurio, il vento solare e i campi magnetici interplanetari, i cui fenomeni di riconnessione sono collegati a instabilità di Kevin-Helmholtz a partire dalla magnetopausa; il rilevamento delle variazioni stagionali dell'esosfera, il rarefatto involucro gassoso che avvolge Mercurio e che, quando viene strappato dal vento solare, forma una coda dietro al pianeta; nuove e più precise misurazioni, che hanno permesso agli scienziati di calcolare che la placca superficiale del pianeta si è contratta di almeno sette chilometri in raggio; la scoperta di depositi di natura vulcanica e della loro straordinaria varietà chimica, visibile in particolare nei rapporti tra magnesio, alluminio, zolfo, calcio e ferro al silicio; lo studio delle hollows, depressioni superficiali prive di bordi, ripide e su scala sub-chilometrica generalmente circondate da depositi di materiale chiaro e situate sui fondali di crateri da impatto, che sono uniche a Mercurio e che sembrano quasi formate dal versamento di sostanze acide o corrosive; la scoperta che il campo magnetico di Mercurio, che è 100 volte più debole di quello terrestre, è spostato di 20 gradi rispetto all'asse di rotazione del pianeta; la scoperta di crateri perennemente in ombra nelle regioni polari il cui fondale e l'immediato sottosuolo sono probabilmente formati in gran parte da acqua allo stato solido; la misurazione del rapporto tra elementi volatili, come il potassio (di cui la nostra Luna è quasi priva, a causa del colossale impatto che la originò), ed elementi come il torio, che suggerisce che Mercurio si sia formato in condizioni simili a quelle degli altri pianeti rocciosi, se non per una relativa scarsità di ossigeno. Tutte queste e altre conclusioni a cui sono giunti gli scienziati a partire dai dati raccolti da MESSENGER hanno influenzato e influenzeranno non solo lo studio di Mercurio, ma anche quello di tutti gli altri pianeti del sistema solare.

La coda di sodio che si stacca da Mercurio, strappata dalla pressione esercitata dalle radiazioni solari.
MESSENGER completò la sua missione primaria nel 2012, ma, visto l'ottimo stato di salute dei suoi sistemi, gli ingegneri le concessero due ulteriori estensioni, che ci portano fino a oggi.

Mappa di due anomalie gravitazionali osservate da MESSENGER, corrispondenti alle concentrazioni di massa (mascons) nel bacino Caloris, al centro, e nella regione Sobkou.
Nella parte iniziale della missione, l'influenza gravitazionale del Sole tendeva ad alzare il periapside di MESSENGER, il punto più basso della sua orbita; negli ultimi due anni di missione, però, questa tendenza si è invertita. MESSENGER ha dovuto combattere le perturbazioni del Sole e alzare il suo periapside a una quota di sicurezza, e l'ha fatto fino all'ultima goccia di idrazina: i suoi carburanti si sono svuotati del tutto il 6 Aprile di quest'anno.

L'esosfera di calcio che avvolge l'emisfero anteriore di Mercurio.
Ma l'intrepida sonda non si è fermata qui, e ha continuato a eseguire nuove manovre per alzare il suo periapside usando come propellente l'elio, il gas un tempo usato per pressurizzare i serbatoi di idrazina ormai vuoti. Il 24 Aprile, la sonda ha esaurito anche le sue riserve di elio, compiendo l'ultimo, disperato tentativo di rimandare il suo impatto contro Mercurio.

Mercurio visto da MESSENGER a varie lunghezze d'onda, dall'ultravioletto all'infrarosso.
L'inevitabile impatto si è consumato, secondo le ultime previsioni, alle 21:26:02 ora italiana di oggi, 30 Aprile 2015. L'impatto dovrebbe essere avvenuto in un punto a 54.5 gradi nord e 210.1 gradi est. La sonda si è schiantata viaggiando a più di 14 mila chilometri orari, generando un cratere di circa 16 metri in diametro.

Il punto d'impatto di MESSENGER secondo le ultime previsioni, 24 ore prime dello schianto.
L'impatto è avvenuto nell'emisfero opposto alla Terra. Per avere la conferma dell'impatto, abbiamo quindi dovuto aspettare il punto in cui MESSENGER sarebbe dovuta riemergere dal pianeta se non si fosse schiantata e, in mancanza di un segnale, abbiamo finalmente potuto avere la conferma dello schianto e dire una volta per tutte addio a questa storica e pionieristica missione.
MESSENGER si schianta contro Mercurio, completando la sua missione MESSENGER si schianta contro Mercurio, completando la sua missione Reviewed by Pietro Capuozzo on 30.4.15 Rating: 5
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