La superficie di Mercurio come mai vista prima

Dei misteriosi avvallamenti all'interno del bacino Scarlatti. La risoluzione dell'immagine è di 3,8 metri per pixel. Foto NASA / JHUAPL / CIW
La missione americana MESSENGER si sta avvicinando a un drammatico epilogo: il 30 Aprile la sonda si schianterà contro Mercurio, dopo aver raggiunto tutti gli obiettivi di missione e aver superato abbondantemente la sua aspettativa di vita.
MESSENGER aveva raggiunto Mercurio nel 2011, diventando la prima (e ad oggi ancora unica) sonda a entrarvi in orbita. La missione primaria era durata un anno, dopodiché la NASA aveva concesso ben due estensioni. La seconda missione estesa, quella attuale, è iniziata il 17 Giugno dell'anno scorso, e ha visto la sonda sorvolare Mercurio a soli 25 chilometri dalla superficie. Volando a una quota così bassa, MESSENGER ha potuto scattare immagini della superficie a una risoluzione senza precedenti, ma anche migliorare la qualità dei dati raccolti da tutti i suoi strumenti scientifici.

Dei piccoli canali segnano il bordo di uno sfiato vulcanico situato tra il bacino Rachmaninoff e il cratere Copland. Foto NASA / JHUAPL / CIW
Per far durare la missione così a lungo, gli ingegneri americani hanno dovuto giocare tutte le carte in loro possesso. Nel corso della sua missione, MESSENGER ha messo in pratica tecniche come quella della propulsione solare, che sfrutta il momento dei fotoni provenienti dal Sole per impartire un cambiamento di velocità alla sonda. Negli ultimi tempi, con i serbatoi di idrazina agli sgoccioli, gli ingegneri hanno dato una seconda vita all'elio di bordo, un tempo usato per pressurizzare il sistema di propulsione e adesso impiegato direttamente come propellente.
Pochi giorni fa, il team di scienziati e ingegneri di MESSENGER ha presentato nuove immagini scattate dalla sonda negli ultimi mesi. Le immagini mostrano una grande varietà di strutture geologiche, da burroni plasmati da sfiati di natura vulcanica a particolari depressioni conosciute in inglese come "hollows" (letteralmente "avvallamenti") che sono uniche al pianeta più interno del sistema solare. Queste strutture, che affascinano i geologi di tutti il mondo dai tempi di Mariner 10, sono definite come "depressioni superficiali prive di bordi, ripide e su scala sub-chilometrica generalmente circondate da depositi di materiale chiaro e situate sui fondali di crateri da impatto." Molti scienziati hanno paragonato queste strutture ai buchi scavati da sostanze acide. Questi avvallamenti ricoprono circa lo 0,08 percento della superficie di Mercurio.
Molte delle immagini scattate da MESSENGER durante quest'ultima campagna di mappatura a bassa quota mostrano una superficie straordinariamente priva di crateri, il che suggerisce che "la sua età sia al massimo di qualche decina di milioni di anni," come ha spiegato David Blewett del team di MESSENGER.

Il cratere Fuller, largo 27 chilometri, non viene illuminato dal Sole da milioni di anni. Ecco perché, nell'immagine in alto a sinistra, appare completamente buio. Usando esposizioni molto lunghe, come quella a destra nel riquadro verde, la superficie illuminata risulta sovraesposta, ma in compenso si riescono a vedere i dettagli perennemente oscurati. Foto NASA / JHUAPL / CIW
La nuova campagna di mappatura portata avanti dalla sonda ha rivelato una nuova tipologia di strutture, piccole fratture di 40 metri circa che si staccano dalle scarpate causate dalla contrazione del pianeta stesso. Queste fratture sono presenti anche sulla Luna; tuttavia su Mercurio sono molto meglio conservate. Considerando che le fratture lunari hanno un'età stimata intorno ai 50 milioni di anni e che il ritmo di bombardamento da parte di asteroidi e meteoriti su Mercurio è tre volte maggiore di quello della Luna, gli scienziati sospettano che le fratture osservate da MESSENGER possano essersi formate appena 15 milioni di anni fa - in ambito geologico, l'altro ieri.
Usando tempi di esposizione molto lunghi, MESSENGER è stata in grado di raccogliere la luce riflessa dai crateri perennemente in ombra in prossimità dei poli del pianeta. Si pensa che questi crateri nascondano sotto un sottile strato di materiale ricco di carbonio dei depositi di acqua allo stato solido. "La campagna di mappatura a bassa quota ci ha permesso di entrare in questi crateri," spiega Nancy Chabot. "Siamo riusciti a esplorare posti dove il Sole non splende mai."

Un'altra immagine a lunga esposizione di un cratere perennemente in ombra e senza nome largo 18 chilometri in prossimità del polo nord di Mercurio. Foto NASA / JHUAPL / CIW
Nelle prossime settimane, MESSENGER continuerà a orbitare attorno a Mercurio tra i 5 e i 39 chilometri di altitudine. A quote così basse, viaggerà a velocità talmente elevate che le sarà quasi impossibile scattare fotografie nitide; tuttavia, potrà migliorare notevolmente la qualità dei dati del magnetometro e dello spettrometro.
"Prima di MESSENGER, conoscevamo solamente il 45% della superficie del pianeta," spiega Chabot. "La prossima missione sarà BepiColombo, che avrà molto da fare nell'emisfero australe." MESSENGER non ha potuto mappare ad alta risoluzione l'emisfero australe a causa della sua orbita ellittica. Inoltre, BepiColombo porterà con sé uno spettrometro a emissione termica, che forse permetterà agli scienziati di comprendere una volta per tutte la natura dei misteriosi avvallamenti di Mercurio.
La superficie di Mercurio come mai vista prima La superficie di Mercurio come mai vista prima Reviewed by Pietro Capuozzo on 26.3.15 Rating: 5
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