Osservato un brillamento da record per il buco nero gigante della Via Lattea

Durante un brillamento estremo, il buco nero supermassiccio al centro della Via Lattea ha raggiunto picchi di luminosità 400 volte superiori al normale. Foto NASA/CXC/Stanford/I. Zhuravleva et al.
Il telescopio spaziale Chandra ha osservato il più grande brillamento a raggi-X mai rilasciato finora dal buco nero supermassiccio che si nasconde nel cuore della nostra galassia, la Via Lattea. La scoperta potrebbe far luce sul misterioso comportamento del buco nero e sui suoi dintorni celesti.
Il buco nero, conosciuto come Sagittarius A* o Sgr A*, ha una massa stimata intorno ai 4,5 milioni di Soli. La scoperta di questo brillamento è giunta del tutto inaspettata: Chandra infatti lo stava monitorando per tutt'altra ragione, ovvero per osservare la sua interazione con una nube di gas conosciuta come G2 che gli si stava pericolosamente avvicinando.
"Purtroppo, la nube G2 non ha prodotto i fuochi di artificio che ci aspettavamo quando si è avvicinata a Sgr A*," ha spiegato Daryl Haggard dell'Amherst College, che ha guidato la ricerca. "Tuttavia, la natura spesso ci sorprende e abbiamo visto qualcos'altro di molto interessante."
Il 14 Settembre 2013, Haggard e il suo team di ricercatori hanno osservato un picco di luminosità ai raggi-X proveniente dal centro della nostra galassia. Sgr A* ha raggiunto picchi di luminosità pari a 400 volte la sua luminosità "a riposo". Il brillamento più luminoso mai osservato all'epoca era stato registrato un anno prima, ma questo lo superava di almeno tre volte. Dopo essersi calmato, il buco nero è eruttato una seconda volta, il 20 Ottobre 2014, ma stavolta la sua luminosità ha superato di "sole" 200 volte i valori normali.
Secondo le ricostruzioni degli scienziati, la nube G2 ha raggiunto il suo massimo avvicinamento a Sgr A* nella primavera del 2014, quando a separarla dal buco nero c'erano solo 24 miliardi di chilometri. I due brillamenti osservati da Chandra sono avvenuti in un punto almeno cento volte più vicino al buco nero, rendendo improbabile qualunque collegamento con la nube di gas.
Secondo gli scienziati, la natura dei due brillamenti, e soprattutto di quello principale, potrebbe essere da collegare alla presenza di un asteroide che si è avvicinato troppo al buco nero ed è stato letteralmente fatto a pezzi dall'estrema gravità della regione. La temperatura dei frammenti sarebbe aumentata esponenzialmente, rendendoli particolarmente luminosi nella porzione dei raggi-X dello spettro elettromagnetico. Poco dopo, i frammenti sarebbero scomparsi oltre l'orizzonte degli eventi, il punto di non ritorno.
"Se un asteroide si dovesse avvicinare così tanto, girerebbe intorno al buco nero per un paio di ore - come l'acqua in una vasca da bagno - prima di caderci dentro," spiega Fred Baganoff del MIT. "Il brillamento del buco nero è durato appunto un paio di ore, quindi quella dell'asteroide è una strada particolarmente intrigante."
Ma, non potendo essere certi che le cose siano andate veramente così, gli scienziati hanno proposto anche una seconda teoria per spiegare il brillamento. Secondo questa ricostruzione alternativa, le linee del campo magnetico intrinseco al gas in caduta libera verso Sgr A* potrebbero essere state così vicine l'una all'altra da mescolarsi e raggiungere una nuova configurazione, producendo una vera e propria eruzione di raggi-X. Brillamenti di questo tipo sono già stati osservati sul Sole, e Sgr A* potrebbe non essere da meno.
"La giuria deve ancora dare il suo verdetto su chi o che cosa sia il responsabile di questi impressionanti brillamenti,"ha spiegato Gabriele Ponti del Max Planck Institute. "Eventi così rari ed estremi ci danno un'opportunità unica per usare un semplice gocciolio di materia in caduta libera per capire la fisica che governa uno dei più bizzarri oggetti della nostra galassia."
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