Scoperti recenti flussi di acqua liquida su Vesta

Un deposito alluvionale nel cratere Cornelia, su Vesta. Foto NASA/JPL-Caltech/UCLA/MPS/DLR/IDA
Il protopianeta Vesta è stato la casa celeste della sonda americana Dawn per due anni, dal 2011 al 2013. Ora, Dawn si sta incamminando verso la sua nuova destinazione, il pianeta nano Cerere, ma gli scienziati non hanno ancora finito di analizzare i suoi dati raccolti attorno a Vesta. Una nuova analisi mostra che il protopianeta, che un tempo si pensava fosse completamente secco e incapace di trattenere acqua a causa delle sue gelide temperature e della sua bassa pressione, ha in realtà avuto per un breve periodo di tempo dei flussi di acqua liquida sulla sua superficie.
"Nessuno si aspettava di scoprire acqua su Vesta," ha spiegato Jennifer Scully dell'Università della California a Los Angeles. "La superficie è molto fredda e non c'è un'atmosfera, quindi l'acqua al livello del suolo evapora. Tuttavia, Vesta si sta dimostrando un corpo planetario molto più interessante e complesso del previsto."
Come sempre in questo campo, i risultati di Dawn hanno implicazioni che coinvolgono ben più corpi che il singolo protopianeta Vesta. "Questi risultati, e molti altri ottenuti dalla missione Dawn, mostrano che Vesta è caratterizzato da molti processi che credevamo fossero esclusivi dei pianeti," ha aggiunto Christopher Russell, a capo della missione americana. "Non vediamo l'ora di effettuare ancor più scoperte attorno a Cerere." La sonda dovrebbe inserirsi in orbita attorno al pianeta nano il 6 Marzo, percorrendo una lenta spirale con il suo motore a ioni per portarsi sempre più vicina alla superficie.
La scoperta è arrivata studiando una serie di canali tortuosi e depositi a forma di ventaglio, che secondo i ricercatori sono formati da materiali trasportati da flussi di acqua.
"Non sappiamo ancora se ci fossero veri e propri fiumi di acqua, ma sappiamo per certo che c'erano processi simili a un flusso di detriti, in cui una piccola quantità di acqua destabilizza le particelle rocciose e sabbiose e crea un flusso," ha spiegato Scully.
Gli scienziati sono sicuri che questi canali non siano stati formati da materiali secchi. "Le strutture osservate su Vesta hanno molte caratteristiche in comune con quelle formate dall'acqua qui sulla Terra e su Marte," ha aggiunto Scully.
I canali sono relativamente stretti, con un'ampiezza media pari a una trentina di metri. Si estendono in media per poco meno di un chilometro, circa 900 metri. Uno degli esempi più evidenti, secondo i ricercatori, è quello di Cornelia Crater, un cratere largo 15 chilometri in diametro.
La teoria proposta dagli scienziati prevede che negli strati immediatamente al di sotto della superficie si nascondano in vari punti del protopianeta delle piccole riserve di ghiaccio, forse depositate da impatti di natura cometaria. Successive collisioni avrebbero riscaldato momentaneamente la regione, facendo riversare fuori l'acqua dalle pareti dei crateri.
"Se fosse ancora presente oggi, il ghiaccio sarebbe comunque sepolto troppo in profondità per poter essere rilevato dagli strumenti di Dawn," ha aggiunto la ricercatrice. "Tuttavia, i crateri che esibiscono questi canali sono caratterizzati anche da un terreno bucherellato, che secondo studi indipendenti sarebbe la prova della perdita di gas volatili su Vesta." A supportare questa tesi vi sono i dati raccolti dallo spettrometro di Dawn, che opera nelle porzioni infrarosse e visibili dello spettro, e dal rilevatore di neutroni e raggi gamma, i quali hanno rilevato materiali idrati all'interno delle rocce.
I crateri caratterizzati da questi flussi di acqua si sono formati negli ultimi milioni di anni, contro i 4,6 miliardi di età di Vesta.
Scoperti recenti flussi di acqua liquida su Vesta Scoperti recenti flussi di acqua liquida su Vesta Reviewed by Pietro Capuozzo on 22.1.15 Rating: 5
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