Intervista esclusiva: alla riscoperta di Plutone!

Quello di New Horizons è un lungo e avventuroso viaggio ai confini del sistema solare per riscoprire un pianeta perduto.
Fra pochi mesi, esploreremo per la prima volta Plutone, quello che a lungo è stato il nono pianeta del sistema solare. La sonda New Horizons della NASA lo raggiungerà nell'estate del 2015, e cosa vedrà con i suoi occhi robotici non lo possiamo sapere. Anelli, geyser, eruzioni, vulcani, nuove lune o qualcosa di ancor più esotico... Plutone è così piccolo e lontano che non abbiamo davvero la minima idea di cosa vi troveremo, e forse anche per questo il viaggio di New Horizons sarà particolarmente significativo per l'astronomia dei prossimi anni. Per sapere di più su questa storica e pionieristica missione, ci siamo rivolti direttamente a uno degli scienziati che sta dirigendo la missione.

Risponde Cathy Olkin del Southwest Research Institute, a capo del team di scienziati che analizzerà i dati della missione New Horizons della NASA.

Le lastre che hanno portato alla scoperta di Plutone da parte di Clyde Tombaugh. New Horizons porta con sé parte delle ceneri dell'astronomo statunitense, che diventeranno i primi resti umani a lasciare il sistema solare. Foto Lowell Observatory Archives
Intervista avvenuta a Dicembre 2014. Il materiale è protetto e in esclusiva per il nostro sito.

Cosa ne pensa della decisione presa dall’Unione Astronomica Internazionale di degradare Plutone a pianeta nano?
Non mi piace la definizione data dalla IAU nel 2006. I problemi, a mio avviso, sono due. Innanzitutto, richiede che un pianeta orbiti intorno al Sole. È una definizione piuttosto ambigua. Vuol dire che i pianeti extrasolari non sono affatto pianeti. Non ci posso credere che abbiamo limitato la popolazione dei pianeti al nostro sistema solare. In secondo luogo, non mi piace la sua imprecisione, soprattutto sul fatto che un pianeta “debba aver ripulito le vicinanze” lungo la sua orbita. Giove ha degli asteroidi Troiani sul suo stesso percorso, mentre l’orbita terrestre è costantemente tagliata da asteroidi. Quanto pulita dev’essere un’orbita “pulita”?

New Horizons riceve un millesimo della luce solare che noi riceviamo ogni giorno qui sulla Terra: per alimentarla, quindi, gli scienziati si sono dovuti affidare a un generatore termoelettrico che sfrutta il decadimento di isotopi radioattivi, visibile a destra della sonda in questa rappresentazione artistica. Foto JHUAPL/SwRI

Quali sono gli obiettivi di New Horizons?
Abbiamo degli obiettivi scientifici ben definiti. Gli strumenti a bordo della sonda sono sette. Raccoglieremo dati dalla porzione ultravioletta dello spettro fino al vicino infrarosso e mapperemo e studieremo la geologia e la composizione di Plutone e Caronte. Abbiamo strumenti che preleveranno campioni della polvere e del plasma nell’ambiente e abbiamo un esperimento radio. Useremo il visibile per studiare la geologia e la topografia della superficie di Plutone e delle sue lune. Dallo spettro del vicino infrarosso capiremo la loro composizione superficiale. La porzione spettrale in cui opereremo include le firme del metano, dell’azoto, del monossido di carbonio e di altre specie. Dalle occultazioni radio capiremo la composizione, la pressione e la temperatura dell’atmosfera di Plutone in funzione dell’altitudine.

New Horizons decolla da Cape Canaveral, cavalcando un Atlas 5: è il 19 Gennaio 2006. Foto NASA.

Quali sono state le sfide più difficili per ora? 
Siamo stati molto fortunati. Non ci sono ancora stati ostacoli significativi nel volo. La nostra sonda è in ottima salute, gli strumenti sono in una forma splendida e abbiamo un incredibile team di persone con cui adoro lavorare. La più grande sfida per ora è stata prima del lancio, quando abbiamo dovuto studiare una tabella di marcia davvero tiratissima per arrivare alla nostra prima opportunità di lancio e raggiungere Plutone nel minor tempo possibile.

Le fasce dell'atmosfera di Giove fotografate da New Horizons. La sonda ha visitato il gigante gassoso nel 2007, per ricevere una spinta gravitazionale. Foto NASA/JHUAPL/SwRI

Mancano ormai pochissimi mesi all'incontro con Plutone. Come vi state preparando?
La sonda si è svegliata dall'ibernazione domenica scorsa, e tutto è andato bene. Stiamo raccogliendo dati sul plasma con i nostri strumenti per caratterizzare il vento solare a queste distanze e sulle polveri per studiare la concentrazione di particelle in questa regione dello spazio. Fra poco eseguiremo alcune osservazioni con il nostro spettrometro ultravioletto, Alice, per calibrarlo e verificarne lo stato di salute, mentre a fine Gennaio inizieremo a scattare una serie di immagini per la navigazione usando lo strumento LORRI, una fotocamera in bianco e nero ad alta risoluzione. Attualmente stiamo programmando gli altri test operativi e stiamo elaborando dei programmi per analizzare i dati scientifici che riceveremo.

Le immagini, scattate dal telescopio spaziale Hubble, che hanno portato all'identificazione tra il 2011 e il 2012 di una quarta e di quinta luna attorno a Plutone, oggi conosciute come Cerbero e Stige. Foto NASA, ESA, M. Showalter (SETI Institute) and L. Frattare (STScI)

Quali pericoli potrebbero nascondersi attorno a Plutone? Anelli? Detriti? Piccole lune non ancora scoperte?
Eventuali anelli e piccoli detriti sono un serio pericolo per la missione, ma non le lune. Il pericolo con le piccole lune è che potrebbero originare detriti o perfino anelli. Particelle piccole quanto un chicco di caffè, o magari anche meno, potrebbero danneggiare la sonda, ma la zona che attraverseremo non dovrebbe presentare orbite stabili per queste particelle. Abbiamo studiato la possibilità di essere colpiti da una di queste particelle, e le probabilità sono risultate essere davvero basse. Ma vogliamo comunque essere preparati a qualunque emergenza. Cercheremo nuovi satelliti naturali attorno a Plutone durante la fase finale dell’approccio, in quanto potrebbero essere fonte di detriti pericolosi per la sonda. Se dovessimo trovare qualcosa sul nostro percorso che mettesse in pericolo la sonda, abbiamo dei piani di emergenza da attuare, eventualmente. Questi piani includono la modifica della nostra traiettoria attraverso il sistema di Plutone e volare con l’antenna davanti per usarla come scudo da eventuali impatti.

Plutone e Caronte osservati da New Horizons a Luglio di quest'anno. Foto NASA/JHUAPL/SwRI

Cosa vi aspettate dalla seconda parte della missione, cioè nella Fascia di Kuiper?
Il nostro team di ricerca ha individuato due corpi della Fascia di Kuiper che potremmo visitare. Non possiamo esplorarli entrambi, ma solo uno di essi. Esplorarlo farà parte della missione estesa, e per ora non abbiamo ancora avviato il processo per richiedere un’estensione della missione. Al momento stiamo concentrando tutti i nostri sforzi su Plutone e sulle sue lune.

Giove e, in primo piano, il suo satellite Io (su cui è visibile un'eruzione vulcanica) ritratti da New Horizons.
E dopo New Horizons?
New Horizons non si spegnerà prima del 2030, ma ci saranno altre missioni davvero eccitanti. Le mie missioni preferite sono quelle di scoperta, in cui possiamo davvero riscrivere i libri di testo fornendo dati rivoluzionari, come farà New Horizons.
Normalmente, Sedna si trova a più di 500 UA dalla Terra, ma nel 2076, per la prima volta in 11400 anni, si troverà a sole 76 UA di distanza. Sarà l’unica opportunità per molte generazioni di esplorare questo mondo distante. Cosa ne pensa?
Penso che varrebbe di certo la pena esplorarlo, ma dovremmo affrontare enormi sfide tecniche, legate soprattutto al viaggiare così lontano dal Sole. Senza importanti miglioramenti nel campo della propulsione, la vita operativa della missione dovrà essere estremamente lunga, tanto che la sonda e i suoi strumenti dovranno essere progettati per durare probabilmente più di 20 anni.
Intervista esclusiva: alla riscoperta di Plutone! Intervista esclusiva: alla riscoperta di Plutone! Reviewed by Pietro Capuozzo on 13.12.14 Rating: 5
Riproduzione riservata. (C) Polluce Notizie 2010-2017. Powered by Blogger.