Eugene Cernan, l'ultimo uomo sulla Luna, parla dal Museo della Scienza

Uno degli autografi che Eugene Cernan ha rilasciato ieri agli ospiti della Sala delle Colonne del Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano.
Ieri, il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia di Milano dedicato a Leonardo da Vinci ha inaugurato una nuova esposizione interattiva sul vasto mondo dell'astronomia e dell'esplorazione del cosmo. Alla conferenza di inaugurazione, a cui abbiamo avuto la fortuna di essere stati invitati, hanno partecipato la prima astronauta francese, Claudie Haigneré, e Eugene Cernan, ultimo uomo a porre piede sulla Luna.

Cernan, con la mano alzata, all'inaugurazione di ieri sera.
La Haigneré, che ha dovuto lasciare la conferenza dopo pochi minuti per problemi logistici, ha concordato con Cernan sull'importanza che le loro storie hanno avuto e avranno sulle future generazioni di esploratori. Di seguito riportiamo i frammenti del discorso di Cernan che abbiamo ritenuto più significativi.
"Non potete capire quanto mi senta onorato a vedere la mia immagine appesa accanto a quella di Leonardo da Vinci in questo museo, è una sensazione che da giovane non mi sarei potuto immaginare nemmeno nei miei più sogni selvaggi," ha esordito Cernan, ringraziando il Museo e il suo sponsor Omega per l'invito a partecipare all'evento.
"Nel 1961, l'Unione Sovietica aveva conquistato lo spazio con Yuri Gagarin," ricorda Cernan. "Avevamo bisogno di un eroe, di un visionario, di un sognatore. Erano i terribili anni '60: le proteste degli studenti, le rivolte civili, le guerre. Ma poi arrivò John F. Kennedy, e con lui Alan Shepard trascorse i primi 16 minuti degli Stati Uniti nello spazio, senza nemmeno raggiungere l'orbita. John Glenn non orbitò tre volte attorno alla Terra prima di quasi un anno dopo. Le parole di Kennedy ebbero un'enorme influenza sulle nostre vite, e sulle vite di molti in tutto il mondo. Kennedy arrivò dal nulla e disse: "siamo abbastanza intelligenti, siamo abbastanza coraggiosi. Andremo sulla Luna". Non avevamo la tecnologia e, per usare un modo di dire americano, non sapevamo un fagiolo di come andare sulla Luna. Ma Kennedy ci sfidò a realizzare ciò che molti di noi, me compreso, ritenevano impossibile. La maggior parte degli Stati Uniti e del mondo intero pensava che una simile impresa non potesse essere portata a termine. La storia ha scritto ciò che seguì."
"All'epoca ero un giovane soldato della Marina Militare, con il sogno di decollare da una portaerei. Mai avrei potuto immaginare che qualche anno più tardi avrei chiamato la Luna "casa". Nel 1961 non facevo nemmeno parte del programma spaziale. Fu allora che mia moglie mi chiese se mi sarebbe piaciuto andare nello spazio. E io le risposi che quando sarei stato bravo abbastanza, quando avrei raggiunto le qualifiche necessarie e avrei completato i requisiti, non ci sarebbe più stato nulla da fare lassù. E con questo voglio ricordare ai giovani di mai escludersi a priori. Non potete mai sapere cosa il destino ha riservato per le vostre vite."
"Avevamo bisogno di Kennedy, di quel tipo di leadership, di quella sfrontatezza - la sfrontatezza di decollare verso la Luna al primissimo volo con equipaggio, quello dell'Apollo 8 - la stessa sfrontatezza di cui oggi abbiamo nuovamente bisogno. Quella sfrontatezza ci portava a lanciare una missione verso la Luna ogni 60 giorni - sessanta giorni! Oggi non siamo nemmeno in grado di portare un cittadino americano sulla nostra stessa stazione spaziale. E 42 anni fa, io vivevo sulla Luna. Mi sembra incredibile dirlo. Abbiamo bisogno di tornare nello spazio, sulla Luna e su Marte, perché c'è ancora tanto da imparare, ma dobbiamo prima ispirare una nuova generazione di sognatori, perché saranno loro a farlo."
"Partirei per Marte domattina," ha scherzato Cernan. "Come può qualcuno presente oggi in questa sala rifiutare l'opportunità di voltarsi indietro verso la Terra e vederla così lontana nello spazio? Io riuscii a vederla solo da qualche centinaia di migliaia di chilometri di distanza, ed è la mia memoria più vivida, la vista più significativa che ricordo. Come potremmo mai rifiutare l'opportunità di fare il passo successivo? Io ci andrei immediatamente, ma non sono andato sulla Luna per non tornarci, e allo stesso modo non andrei su Marte per non tornarci. Non farei mai un viaggio di sola andata, perché il valore di quel viaggio è proprio il tornare indietro e condividere la mia esperienza con voi e con il resto del mondo. Le domande su dove veniamo e chi siamo non possono essere risposte da un robot, ma dovranno essere risposte dalla persona che si siederà su questa sedia fra venti anni".
"Penso sia essenziale ispirare e motivare i giovani a realizzare cose che magari credevano impossibili. Ai giovani di tutto il mondo dico: sognate l'impossibile e realizzatelo. Io sono andato sulla Luna, cos'è che voi, i vostri figli e i vostri nipoti non possono fare? Basta crederci abbastanza, e renderete l'impossibile possibile".
Ringraziamo il Museo per averci invitato alla conferenza e cogliamo l'occasione per consigliare a tutti i nostri lettori la visita della nuova esposizione sul mondo dello spazio, ricca di esperienze interattive e strumenti, e con tanto di frammenti lunari. Nel nostro piccolo, vogliamo ringraziare anche Cernan per le sue splendide parole e per averci onorato della sua presenza.
Eugene Cernan, l'ultimo uomo sulla Luna, parla dal Museo della Scienza Eugene Cernan, l'ultimo uomo sulla Luna, parla dal Museo della Scienza Reviewed by Pietro Capuozzo on 29.10.14 Rating: 5
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