L'uomo che andò nello spazio per morire

I resti di Vladimir Kamarov. Foto RIA Novosti/Photo Researchers Inc.
C'è un uomo nello spazio, che gira in orbita intorno alla Terra. Quell'uomo, un cosmonauta sovietico, conosce già il destino che lo attende. Sa che non metterà mai più piede sulla superficie della Terra. Dall'alto della sua orbita, il cosmonauta sta parlando al telefono con Alexei Kosygin, un alto ufficiale dell'Unione Sovietica. A un certo punto, l'ufficiale scoppia in lacrime. Anche lui sa che il cosmonauta non tornerà vivo dal suo viaggio nello spazio.

Komarov, a destra, con l'amico Yuri Gagarin in una battuta di caccia. Foto RIA Novosti/Photo Researchers Inc.
Quella che vi stiamo raccontando è l'incredibile storia della missione Soyuz 1 e del suo unico cosmonauta, Vladimir Komarov, morto nel 1967. Komarov era un grande amico di Yuri Gagarin, il primo uomo nello spazio e eroe di fama mondiale. I due erano colleghi, compagni di caccia e di bevute.
La vicenda è ambientata nel clima di tensione e paura della Guerra Fredda. L'Unione Sovietica sta combattendo una guerra senza armi con gli Stati Uniti. Le due superpotenze hanno trovato un nuovo campo su cui confrontarsi: quello dello spazio. Come questa vera e propria corsa iniziò lo sappiamo tutti - nel 1961, Gagarin divenne il primo uomo nello spazio, seguito da numerosi altri successi sovietici - e come finì è ormai sui libri di storia - con gli storici allunaggi americani. Ma in mezzo successe davvero di tutto.
Siamo a Mosca, l'anno è il 1966. I sovietici si stanno preparando a raggiungere un'altra pietra miliare del loro programma, cioè quella di far incontrare due veicoli nello spazio e agganciarli a vicenda. Il piano è quello di far decollare prima un razzo, il Soyuz 1, e poi un altro il giorno dopo, il Soyuz 2, con rispettivamente uno e due cosmonauti a bordo. Komarov, da solo nel primo veicolo, avrebbe guidato l'aggancio, si sarebbe scambiato con uno dei suoi colleghi e i due veicoli si sarebbero sganciati e sarebbero rientrati sulla Terra.
Ma il piano non va come dovrebbe. Gli ingegneri sono in grave ritardo sulla tabella di marcia. Eppure, Leonid Breznev, a capo dell'Unione Sovietica, non vuole aspettare. L'America è da poco stata messa in ginocchio dal disastro dell'Apollo 1, che ha ucciso tre astronauti in un test di volo. Segnare un punto a proprio favore potrebbe rivelarsi decisivo in questo particolare momento. Vorrebbe dire vincere la corsa allo spazio.
Gli ingegneri mettono in guardia Breznev: la Soyuz non è ancora pronta, mostra più di duecento problemi strutturali. Ma Breznev non vuole aspettare: fra poco sarebbe stato il cinquantesimo anniversario della rivoluzione comunista di Lenin. E quale modo migliore per festeggiare se non con uno spettacolare aggancio nei cieli sopra l'Unione Sovietica? Breznev non vuole farsi sfuggire l'occasione, e obbliga gli ingegneri a procedere al lancio.
Vladimir Komarov viene selezionato come pilota unico della missione. Komarov ha partecipato alle ispezioni del veicolo e sa che la sua Soyuz non è in grado di volare. Ma c'è un altro problema: il suo sostituto è l'amico Gagarin. Se non vola Komarov, sarà il turno di Gagarin.
Anche Gagarin è a conoscenza delle pessime condizioni del veicolo. Decide di scrivere al suo amico Venyamin Ivanovich Russayev, un ufficiale del KGB. In un rapporto di dieci pagine, Gagarin spiega come sia una follia far volare quella Soyuz con un uomo a bordo. Russayev consegna il rapporto ai suoi superiori. Il giorno dopo, viene degradato. Nessuno ha il coraggio di far salire quel rapporto fino ai vertici.
Manca ormai meno di un mese al lancio. Komarov inizia a capire che le possibilità di rimandare il suo lancio sono ormai nulle. Anche lui incontra Russayev, e gli confida i suoi timori. "Non tornerò indietro vivo." A questo punto, Russayev gli chiede perché non scelga di rinunciare alla missione. "Se non sarò io a volare, manderanno il mio pilota di riserva. È Yura." Komarov ha deciso: sacrificherà la sua vita per salvare quella del compagno.
È il 23 Aprile 1967, il giorno del tanto atteso lancio. L'Unione Sovietica si sta preparando a festeggiare in grande il suo anniversario. Ma sulla piattaforma di lancio, il clima è un po' diverso, come scrive Yaroslav Golovanov, giornalista del Pravda. Gagarin si presenta di fronte ai controllori di lancio e ordina che gli sia data una tuta spaziale. Golovanov definisce il comportamento di Gagarin come un "capriccio immaturo". Ma probabilmente voleva solo salvare l'amico che partiva al posto suo.
La Soyuz decolla. I problemi incominciano subito: le antenne non si aprono. La fornitura elettrica è a rischio. Problematiche tecniche rendono la navigazione particolarmente difficile, anche per Komarov, che aveva già volato nello spazio. La situazione peggiora il giorno seguente: la Soyuz 2 viene bloccata a terra da un temporale. Komarov è solo in orbita, e deve rientrare in fretta.
L'America sta ascoltando tutto. Dalla base dell'Air Force nei pressi di Istanbul, la NSA riesce a captare le comunicazioni tra Komarov e i controllori. Perry Fellwock, l'addetto alle intercettazioni, riferisce il discorso tra il cosmonauta e Kosygin, a cui partecipa anche sua moglie. Sono tutti in lacrime, tranne Komavor. Kosygin lo definisce un eroe. La moglie gli chiede cosa dire ai bambini. Komarov sta andando a morire.
La Soyuz inizia la sua rapida discesa. Quando gli ingegneri avevano deciso di ingrandire lo scudo termico e il paracadute della Soyuz, si erano dimenticati di ingrandire la stiva del paracadute. Quando Komarov lo aziona manualmente, il paracadute si rompe.
Gli americani ascoltano il lungo pianto di Komarov. Il cosmonauta maledice gli ingegneri che "lo hanno ucciso." Poi urla. Poi il silenzio. La Soyuz si è schiantata al suolo.
L'uomo che andò nello spazio per morire L'uomo che andò nello spazio per morire Reviewed by Pietro Capuozzo on 30.10.14 Rating: 5
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