Senza la Luna, niente vita sulla Terra

La Luna potrebbe essere più di un semplice spettacolo da godersi la sera: senza di essa oggi forse non saremmo qui. Foto NASA
Fin da quando nasciamo, abbiamo un rapporto speciale con la Luna. Migliaia di anni fa, quando eravamo più simili a scimmie che altro, quella stessa Luna che oggi contempliamo nel cielo notturno illuminava la notte dei nostri antenati. Chissà com'era il mondo di allora, chissà cos'era la Terra prima dell'uomo. Il nostro pianeta è cambiato tanto dai quei tempi, ma la Luna no: è sempre la stessa, che ci sorveglia dall'alto della sua orbita.
Ora, gli scienziati si stanno convincendo che la Luna sia qualcosa di più di uno spunto per riflettere sulle nostre origini, di più di uno spettacolo da godersi la sera distesi sulla spiaggia sopra il rumore delle onde. Senza la Luna, oggi forse non saremmo qui. Secondo un nuovo studio, la Luna potrebbe aver giocato un ruolo chiave per permettere la comparsa e l'evoluzione di forme di vita complesse qui sulla Terra.

Il sistema planetario di Kepler-62 comprende due super-Terre in orbita nella cosiddetta fascia abitabile. Foto NASA.
Ad oggi, conosciamo quasi duemila pianeti oltre i confini del nostro sistema solare, in orbita attorno a stelle che non sono il Sole, e li chiamiamo esopianeti. Una manciata di questi si trovano nelle fasce abitabili dei loro sistemi, cioè alla giusta distanza dalle rispettive stelle affinché ci possa essere acqua liquida in superficie. Tuttavia, l'acqua è solo un piccolo passo per l'abitabilità di un pianeta. Uno dei fattori che rende la Terra così ospitale è il suo clima stabile, a sua volta risultato della stabilità dell'asse di rotazione. E proprio alla stabilità di quest'asse è stata indispensabile la nostra Luna.
La Luna, larga circa un quarto della Terra, è stata di vitale importanza per evitare che il nostro asse di rotazione sbandasse troppo. "Se la Terra non avesse avuto la Luna, il nostro asse di rotazione sarebbe cambiato rapidamente, causando dei continui sbalzi climatici," spiega Takashi Sasaki dell'Università dell'Idaho.
La vita ha bisogno di tempo per formarsi ed evolversi. Sulla Terra, ci sono voluti 3,8 dei 4,6 miliardi di anni di età del nostro pianeta per vedere le prime forme di vita pluricellulari fare la loro comparsa. Da ciò si capisce quanto sia importante che un pianeta non sia soggetto a variazioni eccessive. Marte, ad esempio, è orbitato da due lune minuscole, probabilmente di natura asteroidale, che non sono riuscite ad evitare che l'asse del pianeta fluttuasse all'impazzata. Il risultato? Forse un tempo Marte possedeva forme di vita batteriche, ma di certo non hanno potuto resistere a cicli di centomila anni di rotazioni incontrollate dell'asse.
Le prove della variabilità dell'asse marziano sono custodite al sicuro, sotto la superficie del Pianeta Rosso. Gli astronomi hanno scoperto riserve di ghiaccio ben lontane dai poli, quasi all'equatore: un tempo, i poli erano lì, e da allora il ghiaccio è rimasto intrappolato.
"Dato che la Terra ha avuto un clima stabile a lungo, la vita ha avuto molto tempo per evolversi da singole cellule a forme di vita complesse," spiega Sasaki.
Sasaki e il collega Jason Barnes hanno guidato un team di ricercatori che ha costruito un modello per studiare la presenza di lune in sistemi solari alieni. Studiando esopianeti già noti, gli astronomi hanno speculato sui possibili parametri di eventuali satelliti naturali in orbita attorno ad essi, concentrandosi sui sistemi dove le lune sopravvivevano per più di 5 miliardi di anni - un periodo sufficiente per la formazione della vita.
Gli scienziati hanno analizzato tutti e tre i possibili casi delle interazioni tra pianeta, stella e luna. Nel primo caso, il satellite si avvicinava lentamente al pianeta fino spezzarsi in mille pezzi sotto l'enorme pressione. Un simile scenario segnerà la fine della luna marziana Phobos, che si schianterà contro Marte fra 50 milioni di anni. Nel secondo scenario, il satellite si allontanava lentamente, fino a scappare dal pianeta: è il caso della nostra Luna, che si sta allontanando di quattro centimetri all'anno. Nella terza e ultima possibilità, la luna raggiungeva un punto stabile attorno al pianeta, com'è il caso di Caronte e Plutone.
Per simulare al meglio l'interazione tra i corpi, gli scienziati hanno dovuto modellare diversi tipi di pianeti, dividendoli in classi in base alla loro composizione: prima quelli composti per due terzi da rocce silicee e per il restante da ferro; poi quelli 50 percento roccia e 50 ghiaccio; poi ancora quelli esclusivamente di roccia e infine quelli esclusivamente di ferro. La loro massa variava da un decimo a dieci volte di quella terrestre.
I risultati sono sorprendenti: nelle stelle con una massa pari al 42% o meno di quella del Sole, i pianeti potenzialmente abitabili non riescono a trattenere satelliti per 5 miliardi di anni. Ciò perché le fasce abitabili di questi sistemi si trovano troppo in prossimità della stella, che con la sua gravità perturba il sistema e destabilizza l'orbita delle eventuali lune. Nelle stelle con massa compresa fra il 40 e il 50 percento di quella solare, ad esempio, la fascia abitabile si trova a circa un quarto della distanza tra Sole e Terra.
Questa conclusione si oppone alla teoria piuttosto diffusa che le stelle più piccole del Sole siano anche più ospitali, in quanto vivono più a lungo. Una stella due volte più massiccia del Sole, ad esempio, è in grado di sopravvivere per 1,2-1,3 miliardi di anni, quasi nulla in confronto agli 80 miliardi di alcune stelle grandi la metà della nostra.
Gli scienziati hanno applicato i loro risultati ad alcuni sistemi planetari alieni, come quello di Kepler-62, una stella appena più fredda e piccola del Sole distante 1200 anni luce da noi. In orbita attorno ad essa si trovano ben cinque pianeti, due dei quali nella fascia abitabile: Kepler-62e e Kepler-62f, rispettivamente 1,4 e 1,6 volte più grandi della Terra.
Secondo il modello, il pianeta e dev'essere composto quasi interamente di ferro per poter trattenere una luna per più di 5 miliardi di anni. Il compagno f ha invece una scelta più ampia, sempre che non abbia oceani o che abbia oceani molto profondi, il che in entrambi i casi porterebbe il pianeta a disperdere meno energia di marea.
"Queste lune sono interessanti anche perché potrebbero essere ospitali alla vita," spiega Sasaki, che è particolarmente interessato nelle lune dei giganti gassosi. "Sono convinto che la direzione da seguire sia quella di cercare condizioni favorevoli sulle lune abitabili."
Senza la Luna, niente vita sulla Terra Senza la Luna, niente vita sulla Terra Reviewed by Pietro Capuozzo on 12.10.14 Rating: 5
Riproduzione riservata. (C) Polluce Notizie 2010-2017. Powered by Blogger.