Pronta a decollare una missione giapponese verso un asteroide

La missione Hayabusa 2 sarà tra le più ambiziose degli ultimi anni. In alto, coperti da un tappo rosso, si vedono i due puntatori di stelle che controlleranno l'assetto della sonda.
Una delle più ambiziose missioni degli ultimi anni sta per essere inaugurata. Pochi giorni fa, il Giappone ha mostrato agli occhi di tutto il mondo la sua nuova sonda, Hayabusa 2, che decollerà alla volta di un asteroide. Hayabusa 2 tenterà di ripetere il successo del predecessore, ma in maniera completamente diversa.
La missione comprende, oltre alla sonda madre, una capsula per riportare campioni sulla Terra, un veicolo che si schianterà contro l'asteroide, tre rover – avete letto bene, tre rover – e un veicolo europeo che esploreranno la superficie del corpo celeste.

Un'altra visuale della sonda, con i pannelli solari ancora piegati e le due antenne visibili in alto. Sul fianco sinistro sono visibili i quattro motori a ioni che alimenteranno la sonda.
Hayabusa 2 decollerà a Dicembre verso l'asteroide 1999 JU3. Questo misterioso e scuro asteroide è largo circa 900 metri ed è classificato come tipo-C. Gli asteroidi di questo tipo sono detti carboniosi e sono tra i più antichi del sistema solare. I loro materiali sono rimasti pressoché incontaminati dall'alba del sistema solare: studiare i campioni che Hayabusa riporterà sulla Terra sarà come analizzare le prime particelle che formarono i pianeti e tutto ciò che vediamo intorno a noi.

I quattro propulsori a ioni di Hayabusa 2 genereranno una spinta di 10 millinewton, contro gli 8 prodotti da Hayabusa 1.
Hayabusa 2 si basa sul successo di Hayabusa 1, decollata nel 2003 verso Itokawa, un asteroide di tipo-S, cioè pietroso. Hayabusa aveva raccolto campioni dalla superficie dell'asteroide ed era rientrata sulla Terra nel 2010. Con lei viaggiava anche un piccolo rover, MINERVA, che però mancò l'asteroide. Anche se definito come un rover, non era dotato di ruote; piuttosto, avrebbe saltato come una rana qua e là sulla superficie dell'asteroide.

Lo strumento che estrarrà per due volte dei campioni dalla superficie dell'asteroide.
Il Giappone tenterà di replicare il successo di Hayabusa, la prima sonda a riportare sulla Terra campioni di un asteroide. Ma Hayabusa 2 non sarà una semplice sonda: sarà una flotta di strumenti.

Uno dei dodici propulsori RCS che correggeranno l'assetto della sonda nello spazio profondo.
La missione raggiungerà l'asteroide nel Giugno del 2018. Dopo averlo studiato dall'orbita, Hayabusa rilascerà il lander europeo MASCOT e tre piccoli rover che esploreranno la superficie. Dopo ulteriori analisi, la sonda lascerà cadere un bersaglio che la aiuterà ad avvicinarsi delicatamente alla superficie e a estrarre i primi campioni di suolo. 

Al centro è visibile la capsula che riporterà i campioni sulla Terra. La scatola grigia è lo spettrometro che opera nel vicino infrarosso, mentre la scatola nera appena visibile in basso è l'altimetro laser.
Successivamente, Hayabusa rilascerà un altro veicolo che esploderà in prossimità dell'asteroide, mentre la sonda madre si troverà al riparo dalla parte opposta del corpo. Hayabusa osserverà l'esplosione e il cratere che si formerà sull'asteroide. Qui lancerà un altro bersaglio e preleverà campioni del sito dell'esplosione. Intanto, si sarà fatto il 2020, e la sonda incomincerà a incamminarsi per il viaggio di ritorno. I campioni atterreranno sulla Terra a bordo di una piccola capsula un anno dopo.
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