Dopo vent'anni, il mistero delle Pleiadi è finalmente risolto

Il dibattito sulle Pleiadi si protrae dal 1990, e sarebbe potuto sfociare in cambiamenti drastici nella nostra comprensione della fisica. Foto © NOAO / AURA / NSF
Le Pleiadi sono tra gli oggetti più famosi e cercati nel cielo notturno. Eppure, fino ad oggi gli astronomi non erano ancora sicuri della loro distanza – un dibattito che avrebbe rischiato di cambiare le leggi dell'evoluzione stellare.
Le Sette Sorelle, come sono conosciute le stelle dell'ammasso aperto delle Pleiadi, sono facilmente visibili anche a occhio nudo nei cieli invernali. Gli indiani d'America le usavano per verificare le capacità visive dei membri della loro tribù. Le abbiamo contemplate nei cieli per migliaia di anni, ma rimangono ancora oggetti molto misteriosi.
L'ammasso, che in realtà comprende centinaia di giovani stelle emerse da una nube di polvere e gas circa 100 milioni di anni fa, fungono da laboratorio cosmico, grazie alla loro relativa vicinanza. Gli astronomi usano le Pleiadi per verificare la validità di nuove teorie e scoprire nuovi dettagli sui meccanismi che governano il cosmo.
Fino al 1990, si pensava che le Pleiadi fossero distanti 430 anni luce dalla Terra – un valore nella norma, che non avrebbe comportato conseguenze. Poi, nel 1989, l'Europa lanciò il satellite Hipparcos, con l'obiettivo di mappare migliaia di stelle.
L'occhio robotico di Hipparcos misurò solamente 390 anni luce tra la Terra e le Pleiadi. Non una differenza abissale rispetto a ciò che si pensava, ma un divario sufficiente a mettere in subbuglio la comunità scientifica.
«Potrebbe non sembrare un'enorme differenza, ma, al contrario, metteva alla prova la nostra comprensione su come le stelle si formino e si evolvano,» spiega Carl Melis dell'Università della California di San Diego. «Per spiegare le misurazioni di Hipparcos, alcuni astronomi ipotizzarono addirittura che un nuovo tipo di leggi fisiche sconosciute dovessero governare queste giovani stelle.»
La soluzione è arrivata solo qualche settimana fa, quando Melis e i suoi colleghi hanno usato una rete globale di radiotelescopi per misurare la distanza dell'ammasso. Alle misurazioni hanno partecipato, tra i tanti, anche il massiccio radiotelescopio di Arecibo, largo più di 300 metri, e il VLBA, un network di 10 radiotelescopi sparsi tra le Hawaii e le Isole Vergini.
«Usando contemporaneamente questi telescopi, abbiamo ottenuto l'equivalente di un telescopio grande quanto la Terra,» spiega Amy Miouduszewski dell'NRAO. «Ciò ci ha dato l'abilità di fare una misurazione estremamente accurata della distanza delle Pleiadi – l'equivalente di misurare un quarto di Los Angeles visto da New York.»
Questo massiccio radiotelescopio virtuale ha studiato le Pleiadi per oltre un anno e mezzo, seguendo l'orbita della Terra attorno al Sole – la cosiddetta tecnica della parallasse.
Ciò ha permesso ai ricercatori di porre fine una volta per tutte al dibattito pluri-decennale: tra la Terra e le Pleiadi ci sono 443 anni luce – un dato che ha la precisione di oltre il 99 percento.
«È un sollievo,» spiega Melis, contento che le nuove misurazioni abbiano smentito i controversi e impossibili risultati di Hipparcos. «La domanda ora è perché Hipparcos si sbagliava.»
Nell'arco di quattro anni, la sonda ha mappato circa 118 mila stelle. Se la distanza delle Pleiadi è sbagliata, potrebbe darsi che anche le altre 118 mila siano errate. Per fortuna, l'Europa ha già lanciato il satellite di nuova generazione Gaia, che dovrebbe diventare operativo a breve. Gaia misurerà la distanza di un miliardo di stelle.
«I radiotelescopi come quelli che abbiamo usato sulle Pleiadi saranno cruciali per controllare l'accuratezza delle misurazioni di Gaia,» spiega Mark Reid dell'Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics.
Dopo vent'anni, il mistero delle Pleiadi è finalmente risolto Dopo vent'anni, il mistero delle Pleiadi è finalmente risolto Reviewed by Pietro Capuozzo on 31.8.14 Rating: 5
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