Parte la caccia ai resti della cometa ISON

Poco più di una settimana fa, la cometa ISON ha sfiorato il Sole. Ciò che è successo non è ancora chiaro. Di certo, qualcosa è emerso dall'atmosfera del Sole, ma qualunque cosa fosse ha iniziato a spegnersi rapidamente. Secondo la NASA, ci sarebbe ancora qualche probabilità che dei frammenti molto grandi si possano essere salvati, ma per confermarlo ci sarà bisogno di ulteriori osservazioni.

Secondo il più recente comunicato stampa diffuso dalla NASA, è molto probabile che siano sopravvissuti solo dei piccoli frammenti, larghi meno di 20 metri. Ma rimane comunque un 10% delle probabilità che si sia salvato anche qualche frammento molto più grande, largo più di 200 metri. Un simile frammento non sarebbe difficile da studiare, e per questo la NASA sta puntando tutti i suoi occhi robotici in giro per il sistema solare su ciò che rimane della cometa.
«Ciò che rimane della cometa ISON si illumina e si espande, per poi spegnersi», spiegano gli esperti della NASA. «La scomparsa di una forte luminosità centrale dopo il perielio ci dice che la cometa è chiaramente meno luminosa e più diffusa mentre si allontana rispetto a quando si stava avvicinando, ma continua a brillare».
«Non ho mai visto una cometa così imprevedibile come ISON, e forse nemmeno una così dinamica. Questa ci ha costretti a tirare a indovinare ogni volta, e abbiamo ancora molte più domande che risposte!» ha spiegato l'esperto della NASA Karl Battams in un'intervista esclusiva rilasciata a Polluce Notizie. «ISON era un oggetto assolutamente unico: non abbiamo mai visto una nuova cometa dalla Nube di Oort [la periferia del Sistema Solare] in un'orbita radente [ossia che sfiora il Sole]. Abbiamo visto molte comete dalla Nube di Oort, e molte radenti, ma mai la combinazione. Quindi questa è la ragione principale per cui abbiamo avuto difficoltà a prevedere con precisione il comportamento di ISON».
Dodici occhi robotici della NASA hanno monitorato la cometa nel suo lungo cammino verso il Sole. Anche gli astronauti sulla Stazione Spaziale e qualche fortunato osservatore sono riusciti a individuarla  a occhio nudo.
La NASA continuerà a monitorare lo stato della cometa per varie settimane, alla ricerca di un eventuale nucleo. La cometa dovrà scegliere tra due cammini diversi: o si dissiperà e scomparirà, allontanandosi dalla polvere già emessa, o vedremo formarsi una chioma e una coda molto meno luminose e più piccole, forse già presenti ma nascoste dalla polvere emessa prima del perielio.
La sonda spaziale STEREO monitorerà le vicinanze del Sole, e ha già individuato la cometa. Il telescopio hawaiano IRTF della NASA cercherà di rilevare la cometa con la spettroscopia, come aveva già fatto prima del perielio. La NASA sarà aiutata in questa ricerca da numerosi radiotelescopi che punteranno le loro antenne in direzione dei resti della cometa. Anche la sonda MAVEN, decollata qualche settimana fa alla volta di Marte, cercherà di individuare la cometa. Verso la fine dell'anno, anche i telescopi spaziali Hubble e Chandra punteranno i loro occhi verso ISON, e all'inizio del 2014 saranno accompagnati da Spitzer.
Parte la caccia ai resti della cometa ISON Parte la caccia ai resti della cometa ISON Reviewed by Pietro Capuozzo on 6.12.13 Rating: 5
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