Una seconda vita per il cacciatore di pianeti Kepler

Il cacciatore di pianeti della NASA, il telescopio spaziale Kepler, è ormai inattivo da diversi mesi, dopo che un problema a due dei suoi quattro giroscopi l'aveva messo in ginocchio e impossibilitato a osservare nuovi pianeti extrasolari. Gli ingegneri statunitensi sono però riusciti a ideare un metodo creativo per aggirare l'ostacolo e far tornare in servizio il prezioso telescopio.

La caccia di Kepler era terminata bruscamente a Maggio, quando anche il secondo giroscopio si era bloccato, impedendo alla sonda di puntare con precisione verso una determinata stella. In questi mesi, gli ingegneri non si sono demoralizzati e hanno ideato una seconda vita per il telescopio, una fase chiamata K2. [Leggi: In gravi condizioni la sonda Kepler, il cacciatore di pianeti]
Gli ingegneri della NASA e della Ball Aerospace, la ditta costruttrice, hanno orientato il telescopio in modo da renderlo quasi parallelo alla sua orbita attorno al Sole, distribuendo equamente la luce solare lungo tutta la superficie del telescopio, e riducendo così l'oscillazione.
La luce, infatti, quando colpisce un oggetto, lo spinge leggermente più in là, ossia genera una pressione. Questo principio è alla base di nuove tecnologie come le vele solari. Sempre come conseguenza della pressione esercitata dalla luce, una città pesa un centinaio di chili in più di giorno che di notte. [Leggi: Quanto pesa l'ombra?]
Sfruttando la pressione della luce, gli ingegneri sperano di poter equilibrare meglio il telescopio e di stabilizzarlo.
I risultati, secondo il team, stanno già arrivando: durante un test di 30 minuti eseguito alla fine di Ottobre, il telescopio ha scattato una foto di un lontano campo di stelle con una qualità «solamente» venti volte minore di quella originale.
«Quest'immagine fornisce un primo passo in avanti in un processo che potrebbe ancora risultare in nuove osservazioni e continue scoperte dal telescopio spaziale Kepler», spiega Charlie Sobeck dell'Ames Research Center della NASA.
Il team sta attualmente valutando la capacità del telescopio di rimanere puntato verso una stella per giorni e settimane, una capacità indispensabile per ottenere le curve di luce delle stelle e osservare gli eventuali transiti degli esopianeti.
Nel frattempo, gli scienziati saranno impegnati ancora per più di un anno dai dati raccolti da Kepler nei suoi quattro anni di missione. Finora, i dati analizzati hanno portato alla scoperta di 3500 pianeti candidati, di cui solamente 167 sono stati già confermati, ma secondo gli scienziati almeno il 90% di essi verrà prima o poi ammesso nella famiglia degli esopianeti.
La missione K2 permetterebbe a Kepler di studiare anche le supernove, i processi di formazione stellare e i corpi minori del sistema solare, come asteroidi e comete.
La missione è stata proposta negli scorsi giorni alla sede della NASA di Washington. La commissione ufficiale valuterà la proposta ed emetterà il suo verdetto entro la fine dell'anno, anche se il destino del telescopio probabilmente non verrà deciso prima della metà dell'anno prossimo.

Foto © NASA Ames, W Stenzel
Fonte NASA
Una seconda vita per il cacciatore di pianeti Kepler Una seconda vita per il cacciatore di pianeti Kepler Reviewed by Pietro Capuozzo on 27.11.13 Rating: 5
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