Una dieta ricca di sodio per stelle che non seguono i modelli tradizionali

Secondo gli astronomi, quando il nostro Sole giungerà al termine della sua vita, rilascerà nello spazio buona parte della sua atmosfera. Nuove osservazioni condotte dal telescopio VLT dell'ESO hanno però mostrato, contro ogni aspettativa, un enorme ammasso stellare in cui la stragrande maggioranza delle stelle simili al Sole non arriva nemmeno a questo stadio, e tali risultati, secondo il team che ha portato avanti le analisi, potevano in realtà essere previsti guardando i valori del sodio nelle stelle.


Secondo i principali modelli sull'evoluzione delle stelle, il nostro Sole – e le stelle con masse simili – si sta dirigendo verso un periodo noto come ramo asintotico delle giganti (AGB), nel quale attraverserà un ultimo periodo di reazioni termonucleari e avrà grandi perdite di massa.
Il materiale espulso arricchirà il mezzo interstellare, preparandolo alle successive generazioni di stelle e spiegando l'attuale composizione chimica dell'Universo.
Eppure, quando l'esperto australiano Simon Campbell del Centro di Astrofisica della Monash University a Melbourne ha iniziato ad analizzare vecchie ricerche, ha raccolto interessanti indizi che sembravano suggerire che non tutte le stelle, per qualsiasi motivo, seguono questo schema.
«Per uno scienziato dei modelli stellari come me, questo suggerimento era da pazzi! Secondo i nostri modelli, tutte le stelle attraversano la fase AGB», spiega Campbell. «Ho controllato tutti gli studi più vecchi, scoprendo però che ciò non era stato studiato a dovere. Ho quindi deciso di investigare per conto mio, nonostante avessi poca esperienza osservativa».
Campbell e il suo team hanno puntato l'occhio del telescopio cileno VLT in direzione dell'ammasso globulare NGC 6752, che raccoglie una prima generazione di stelle e una seconda che si è formata appena dopo. Le due generazioni sono contraddistinte da diverse percentuali di sodio.
«FLAMES, lo spettrografo ad alta risoluzione del VLT, era l'unico strumento che ci permettesse di raccogliere dati veramente precisi per 130 stelle alla volta. Ci ha permesso di osservare buona parte dell'ammasso globulare in una sola volta», continua Campbell.
Campbell e il suo team hanno così scoperto che le stelle nella fase AGB appartenevano tutte alla prima generazione, quella povera di sodio; nessuna delle stelle della seconda generazione, quella ricca di sodio, era entrata in questa fase. Circa il 70% delle stelle non erano nell'ultimo periodo di fusioni termonucleari e di perdita di massa.
«Pare che le stelle debbano seguire una dieta povera di sodio per raggiungere la fase AGB nelle fasi finali della loro vita. Questa scoperta è importante per vari motivi. Queste stelle sono le più luminose degli ammassi globulari – quindi ci sarà il 70% di stelle luminose in meno rispetto alle previsioni delle altre teorie. Significa inoltre che i nostri modelli stellari computerizzati sono incompleti e devono essere aggiustati», conclude Campbell.
Il team si aspetta di confermare questi risultati dalle analisi di altri ammassi stellari.

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ESO
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