Pianeti terrestri attorno a due nane bianche in un ammasso stellare

Il telescopio spaziale Hubble ha trovato le prove della presenza di materiali rocciosi di tipo terrestre attorno a due nane bianche appartenenti a un vicino ammasso stellare, suggerendo che la formazione planetaria potrebbe non essere un fenomeno raro anche in questi ammassi.

Le due nane bianche – i piccoli e poco luminosi resti di stelle simili al Sole – fanno parte dell'ammasso delle Iadi, nella costellazione del Toro. L'ammasso, che dista 150 anni luce dal nostro pianeta, è relativamente giovane, con un'età stimata attorno ai 625 milioni di anni.
Nonostante gli astronomi siano convinti che tutte le stelle si formino all'interno di ammassi, degli oltre 800 esopianeti osservati finora solamente quattro appartengono ad ammassi di stelle. Ciò potrebbe essere dovuto alle immense radiazioni e alle altre attività che rendono unici gli ammassi stellari, rallentando o impedendo del tutto la formazione di pianeti.
Proprio per questo, il team dell'Università di Cambridge guidato da Jay Farihi ha studiato due stelle «in pensione» appartenenti a un ammasso stellare per osservare eventuali indizi di formazione planetaria.
Le osservazioni di Hubble hanno rivelato la presenza di silicio nelle atmosfere delle due nane bianche, uno degli ingredienti principali che formano i materiali rocciosi qui sulla Terra e su altri pianeti terrestri del nostro sistema solare. Il silicio proviene probabilmente da asteroidi che sono stati risucchiati dalla gravità delle due stelle. Questi asteroidi potrebbero aver dato vita a un struttura ad anello attorno alle due stelle, che le alimenta costantemente.
La presenza di materiali rocciosi in orbita attorno alle nane bianche indica che potrebbero nascondersi, all'interno di questi dischi, anche dei veri e propri pianeti rocciosi.
«Abbiamo identificato le prove chimiche dei mattoncini fondamentali dei pianeti rocciosi», spiega Farihi. «Quando queste stelle sono nate, si sono costruite dei pianeti, e ci sono buone probabilità che alcuni di questi pianeti siano sopravvissuti fino ad oggi. La presenza di resti rocciosi ne è la prova – è roccioso almeno quanto i corpi terrestri più primitivi del nostro sistema solare».
Hubble ha inoltre osservati livelli molto bassi di carbonio, un altro indicatore della presenza di materiali rocciosi. Per rilevare il carbonio, Hubble ha dovuto usare il suo strumento COS, in quanto le firme chimiche di questo elemento possono essere rilevate solo dalla luce ultravioletta.
«La cosa principale che questa tecnica ci dà e che altre tecniche di rilevamento di pianeti non ci danno è la composizione chimica dei pianeti solidi», continua Fahiri. «In base al rapporto silicio-carbonio del nostro studio, ad esempio, possiamo dire che questo materiale è veramente di tipo terrestre».
Secondo lo studio, gli asteroidi che sono già stati inghiottiti dalle due stelle hanno un diametro minore di 160 chilometri.

© immagine
NASA, ESA, STScI,  Z. Levay (STScI) and G. Bacon (STScI)
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