Il telescopio Fermi schiva un defunto satellite spia della Guerra Fredda

Non capita spesso agli scienziati di essere avvisati che la propria sonda è in rotta di collisione con un altro satellite. Eppure, una storia identica a questa l'ha vissuta Julie McEnery, del team del telescopio spaziale statunitense Fermi. Tutto è iniziato quando la McEnery, il 29 Marzo 2012, ha controllato la sua casella di posta elettronica trovando uno strano messaggio.


In questo momento, Fermi è al sicuro in orbita, ancora perfettamente funzionante. Il 29 Marzo 2012, però, un avviso automatico del progetto CARA era stato inviato alla McEnery per avvisarla che Fermi era a una settimana di distanza da un incontro molto ravvicinato – forse troppo ravvicinato – con Cosmos 1805, un defunto satellite spia della Guerra Fredda.
I due oggetti viaggiavano a migliaia di chilometri orari, in orbite quasi perpendicolari.
«La mia prima reazione è stata, "Wow, questa si che è nuova!"» spiega la McEnery.
I sistemi di monitoraggio dei satelliti in orbita non sono però perfetti. Il caso più clamoroso risale al 10 Febbraio 2009, quando, secondo le previsioni, un defunto satellite per le comunicazioni russo Cosmos 2251 e un satellite ancora attivo, Iridium 33, si sarebbero salutati passando a mezzo chilometro di distanza. Quello stesso pomeriggio furono persi i contatti con Iridium 33, e poche ore dopo analisi radar confermavano che al posto dei due satelliti nelle rispettive orbite c'erano vaste nubi di detriti, che hanno poi recentemente preoccupato la Stazione Spaziale Internazionale, costringendo addirittura gli astronauti a bordo a tagliare la corda.
Fermi viaggia a una velocità relativa di oltre 43 mila chilometri. Un impatto coi 1500 chili di Cosmos 1805 avrebbe rilasciato un'energia equivalente a due tonnellate e mezzo di potenti esplosivi, distruggendo ovviamente tutti e due i satelliti.
«È come prevedere precipitazioni a una specifica ora e località una settimana prima», spiega Eric Stoneking. «Con l'avvicinarsi della data, le incertezze nelle previsioni diminuiscono e il quadro iniziale può cambiare drasticamente».
Fermi era già sopravvissuto a due potenziali impatti, ma stavolta il segnale era chiaro: i due satelliti si sarebbero trovati nella stessa esatta posizione, con una differenza di appena 30 millisecondi.
«Era chiaro che avremmo dovuto spostare Fermi, e perciò ho allertato il team di volo che stavamo programmando una manovra», continua la McEnery.
I propulsori di Fermi, che avrebbero dovuto portare a termine la manovra, era stati programmati per deorbitare il satellite alla fine della sua missione, e perciò non erano mai stati usati prima.
«Non potevamo far altro che essere nervosi pensando che quei fluidi altamente infiammabili (quelli dei propulsori) non erano mai stati spostati da lì». I propulsori, infatti, non erano mai stati usati prima anche perché i rischi di fallimento erano alti, e avrebbero potuto quindi interrompere improvvisamente la missione.
Dopo varie analisi sulla manovra e sulla nuova orbita che avrebbe percorso Fermi e un nuovo avviso del 3 Aprile che confermava la traiettoria a impatto, il team ha dato il via libera.
Poco dopo, Fermi ha smesso di guardare il cielo stellato e si orientato verso la direzione di moto, parcheggiando i pannelli solari e chiudendo la sua antenna per evitare che venisse danneggiata dai propulsori.
«La manovra, che la sonda avrebbe portato a termine da sola usando procedure che abbiamo elaborato molto tempo fa, era molto semplice: consisteva nell'accendere tutti i propulsori per un secondo», ha spiegato Stoneking. «C'era molta suspense e tensione prima della manovra, ma, una volta completata, eravamo molto felici che tutto fosse andato bene».
Poche ore dopo, Fermi stava nuovamente studiando l'Universo. Il giorno dopo, è passato a nove chilometri da Cosmos 1805.
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