Sette giorni nello spazio, 28 Aprile 2013 - episodio 4

Siamo giunti al quarto episodio della nuova serie apparsa per la prima volta sul nostro sito un paio settimane fa: Sette giorni nello spazio, che ogni domenica vi mostra le immagini più significative e che meglio rappresentano tutto ciò che è successo nel campo dell'astronomia, dell'astrofisica e dell'esplorazione spaziale nella settimana che si sta chiudendo.
© NASA/Bill Ingalls
Iniziamo con uno degli avvenimenti più importanti della settimana, ossia il successo del primo volo sperimentale del razzo Antares della compagnia spaziale privata Orbital Sciences. Antares, in futuro, porterà in orbita la capsula Cynus, che sarà la seconda capsula privata ad agganciarsi alla Stazione Spaziale Internazionale dopo Dragon della SpaceX, che si è già agganciata quattro volte. Nei prossimi anni, l'aspetto privato e commerciale dell'esplorazione spaziale aumenterà esponenzialmente, quindi questo successo è un'importante pietra miliare verso il futuro dell'astronautica.
L'ultimo stadio di Antares si è separato circa 600 secondi dopo il lancio, mettendo in orbita qualche piccolo satellite e un simulatore di massa, ossia un manichino per simulare la presenza della capsula Cygnus. Il razzo ha raggiunto un'orbita molto vicina a quella desiderata, con un perigeo di 241,17 km, un apogeo di 260,5 km e un'inclinazione di 51,637 gradi.
© NASA/SDO/AIA/S. Wiessinger

Questa bellissima immagine del nostro Sole è in realtà un mosaico realizzato unendo 25 fotografie realizzate dalla sonda SDO tra il 15 e il 16 Aprile 2013, alla lunghezza d'onda di 171 angstrom. L'immagine fa parte di un filmato stupendo realizzato dagli scienziati della NASA che riassume gli ultimi tre anni di attività solari viste da SDO in poco più di tre minuti, con una frequenza di due foto al giorno.
© NASA/JPL-Caltech/Space Science Institute/Cornell
Queste immagini degli anelli di Saturno sono state realizzate dalla sonda Cassini nel 2005, nel 2009 e nel 2012, ma solo ora sono state identificate le nubi di detriti lasciate da piccoli impatti con meteoroidi. È la prima volta che vengono ripresi in diretta dei meteoroidi schiantarsi contro gli anelli di Saturno.
«Sapevamo già che questi piccoli impatti accadevano, ma non sapevamo quanto fossero grandi o la loro frequenza, e non ci aspettavamo per forza di osservarli formare spettacolari nubi», spiega Matt Tiscareno della Cornell University.
© NASA, ESA, J.-Y. Li (Planetary Science Institute), and the Hubble Comet ISON Imaging Science Team
Questo nuovo ritratto realizzato dal telescopio spaziale Hubble raffigura la cometa 2012 S1 ISON, che verso la fine dell'anno potrà diventare oltre 10 volte più luminosa di Venere vista dal nostro pianeta e rappresenterà quindi un vero e proprio spettacolo per tutti. Sarà la terza cometa dell'anno, dopo 2011 L4 PanSTARRS e 2012 F6 Lemmon.
Hubble ha ripreso la cometa mentre si sta facendo largo nel sistema solare interno, abbandonando il regno dei giganti gassosi. La cometa ha da poco superato, infatti, l'orbita di Giove, e dista 634 milioni di chilometri dal nostro pianeta.
© e-MERLIN
Quest'immagine della supergigante rossa Betelgeuse ha permesso ad un team di ricercatori di identificare due punti caldi e un enorme e gelido arco negli strati esterni dell'atmosfera della stella. I due punti caldi hanno una temperatura che si aggira tra i 4 e i 5 mila gradi Kelvin, ossia ben maggiore dei 1200 gradi del resto dell'atmosfera e perfino dei 3600 gradi della superficie. L'arco si estende invece a 7,4 miliardi di chilometri dalla stella, simile alla distanza massima che separa Plutone dal Sole. Secondo i primi dati, questo arco ha una massa pari a due terzi di quella terrestre, e una gelida temperatura di 150 Kelvin. Studiare approfonditamente la complessa struttura di Betelgeuse aiuterà gli scienziati a capire i meccanismi con cui le stelle morenti arricchiscono lo spazio interstellare con elementi pesanti e anche quanti anni di vita rimangono a Betelgeuse prima che esploda in una supernova colossale.
Quest'altra fotografia è stata realizzata nel luglio del 1994, quando, per oltre una settimana, i 21 frammenti che fino a poco prima erano la cometa Shoemaker-Levy 9 si sono schiantati contro la superficie di Giove, uno dopo l'altro. Si trattò della prima collisione extraterrestre ad essere osservata all'interno del nostro sistema solare, ma ora sappiamo che ha avuto conseguenze ben maggiori, ossia la diffusione di acqua negli strati atmosferici superiori del gigante gassoso. Il telescopio spaziale Herschel ha dunque posto fino a questo lungo dibattito sull'origine dell'acqua negli strati esterni dell'atmosfera di Giove.
«Solo Herschel è stato in grado di fornire i dati necessari a trovare l'anello mancante tra l'acqua di Giove e l'impatto della cometa Shoemaker-Levy 9 del 1994», spiega Thibault Cavalié. «Secondo i nostri modelli, almeno il 95% dell'acqua nella stratosfera è stata portata dall'impatto della cometa».
Sette giorni nello spazio, 28 Aprile 2013 - episodio 4 Sette giorni nello spazio, 28 Aprile 2013 - episodio 4 Reviewed by Pietro Capuozzo on 28.4.13 Rating: 5
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