Sette giorni nello spazio, 14 Aprile 2013 - episodio 2

Eccoci al secondo episodio della nostra nuova serie partita una settimana fa, Sette giorni nello spazio, che ogni domenica vi mostrerà le immagini più significative e che meglio rappresentano tutto ciò che è successo nel campo dell'astronomia, dell'astrofisica e dell'esplorazione spaziale nella settimana che si sta chiudendo.
© NASA/SDO
Iniziamo con questa bellissima immagine di un enorme brillamento solare, il più forte dell'anno e accompagnato da un'espulsione di massa coronale che dovrebbe raggiungere la Terra in questi giorni. Il brillamento, di classe M6.5, è visibile al centro dell'immagine, accerchiato da numerose macchie solari e regioni di intensa attività magnetica. L'immagine è stata ripresa nell'estremo ultravioletto dalla sonda americana SDO attorno all'11 Aprile. Il Sole si sta dirigendo verso il picco del suo ciclo di 11 anni, anche se l'attività solare di questi mesi è ben minore di quanto ci si aspettava.
© X-ray: NASA/CXC/NCSU/M.Burkey et al.; optical: DSS
Spostiamoci ora su qualcosa di molto più lontano del nostro Sole: i resti della supernova di Keplero, o SN 1604. L'esplosione di questa stella fu osservata nel 1604 dall'astronomo tedesco Giovanni Keplero. Secondo un nuovo studio basato su osservazioni del telescopio giapponese Suzaku, la stella che ha dato origine a questa supernova – una delle più recenti della nostra galassia – aveva quantità ben maggiori di elementi pesanti rispetto al nostro Sole. Analizzando le firme chimiche dei resti della supernova, gli astronomi sono riusciti a farsi un'idea dei meccanismi che hanno portato all'esplosione della stella. Si trattava, secondo i ricercatori, di un sistema binario di cui faceva parte una nana bianca di circa un miliardo di anni di età. Il sistema si trova tra i 13 mila e i 23 mila anni luce di distanza, in una regione in prossimità del centro galattico. Qui la formazione stellare è stata probabilmente molto maggiore, e ciò spiegherebbe le grandi quantità di elementi pesanti (o metalli) trovati dagli astronomi nei resti della supernova di Keplero. L'immagine è stata realizzata da Chandra alle lunghezze d'onda dei raggi-X e incollata sopra uno sfondo di stelle preso dal Digitized Sky Survey.
© NASA JPL/University of Arizona
Passiamo ora a qualcosa di molto più vicino: Marte, il pianeta che da sempre affascina l'uomo e verso il quale sono state lanciate numerosissime missioni. Tra queste, nel 1971, la missione sovietica Mars 3, la prima a portare a termine con successo un atterraggio morbido sulla superficie del Pianeta rosso. Dopo 14,5 secondi di trasmissioni, però, il lander sovietico si spense per cause rimaste ancora inspiegate. Non fu mai più visto da allora – fino a pochi giorni fa. Nel 2007, l'orbiter americano MRO sorvolò la regione dove, secondo gli esperti, poteva trovarsi Mars 3, creando un'enorme immagine di 1.8 miliardi di pixel che necessiterebbe di 2500 computer posti uno accanto all'altro per essere visualizzata nelle dimensioni originali. Nel dicembre del 2012, dopo anni di caccia, un gruppo di appassionati russi ha finalmente individuato quelli che potrebbero essere i resti della sonda, che combaciano perfettamente – per dimensioni, forma e disposizione sul suolo – con le ricostruzioni dell'atterraggio. Così, MRO ha sorvolato nuovamente la regione poche settimane fa, ottenendo una nuova immagine più dettagliata e aumentando i sospetti che si tratti veramente di ciò che rimane di Mars 3.
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© ESA/Hubble and NASA
Torniamo nuovamente a numerosi anni luce di distanza dal nostro pianeta, con questa nuova immagine ripresa da Hubble della galassia J082354.96+280621.6, per gli amici J082354.96. All'interno di questa galassia, la formazione stellare avviene a ritmi incredibili. Gli astronomi hanno studiato questa e altre 13 galassie nel nostro vicinato cosmico applicando il metodo delle emissioni di Lyman-alpha, ossia analizzando gli elettroni di un atomo di idrogeno che cadono da un livello energetico maggiore ad un livello minore, emettendo luce durante questo passaggio. Queste emissioni lasciano la galassia solo dopo aver «sbattuto» contro il gas circostante per un bel po' di tempo: studiare questa luce significa quindi capire la struttura e la composizione di una galassia.
© NASA/JPL-Caltech/Space Science Institute
Concludiamo questo nostro breve viaggio nell'Universo tornando nella nostra casa, il sistema solare, con questa nuova immagine della sonda Cassini che ritrae Titano, il più grande satellite naturale di Saturno. Questo ritratto raffigura la regione Senkyo, in prossimità delle formazioni scure visibili nell'immagine. Queste formazioni sono in realtà vasti campi di dune composte da particelle solide di idrocarburi (soprattutto metano ed etano) che precipitano sulla superficie sotto forma di pioggia. Queste piogge e queste dune di metano non ci devono stupire: tutto su Titano ruota intorno al metano, dai mari agli iceberg.

Sette giorni nello spazio, 14 Aprile 2013 - episodio 2 Sette giorni nello spazio, 14 Aprile 2013 - episodio 2 Reviewed by Pietro Capuozzo on 14.4.13 Rating: 5
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