Herschel vede alcune delle stelle più giovani mai osservate

Grazie al potente occhio dell'osservatorio spaziale Herschel, gli astronomi sono stati in grado di fare un viaggio indietro nel tempo e vedere alcune delle stelle più giovani mai osservate.
Le giovani stelle, o protostelle, sono avvolte da densi involucri di gas e polveri che nascondono gli astri appena nati. Le 15 nuove protostelle osservate da Herschel hanno colto di sorpresa gli astronomi che stavano osservando il più grande sito di formazione stellare del nostro vicinato. Questa scoperta permette agli scienziati di esplorare una delle prime e più misteriose fasi della formazione stellare.

Le osservazioni del telescopio spaziale americano Spitzer e dell'osservatorio cileno APEX, una collaborazione fra il Max Planck Institute for Radio Astronomy in Germania, l'Onsala Space Observatory in Svezia e l'ESO, hanno aiutato gli astronomi a studiare queste giovani stelle.
«Herschel ha osservato il più vasto ammasso di stelle così giovani in una singola regione di formazione stellare», spiega Amelia Stutz del Max Planck Institute. «Con questi risultati, ci stiamo avvicinando sempre di più ad osservare il momento in cui le stelle nascono e iniziano a formarsi»,
Le stelle si formano dal collasso gravitazionale di massicce nubi di gas e polveri. La transizione da un accumulo di gas freddo a una palla di plasma bollente che chiamiamo stella è relativamente breve sulla scala temporale cosmica, con una durata di sole poche centinaia di migliaia di anni. Osservare protostelle nelle loro fasi più brevi e antiche è da sempre una vera e propria sfida.
Il complesso nebuloso molecolare di Orione è uno dei più studiati, ma gli astronomi non avevano mai osservato queste stelle prima di oggi.
«Studi precedenti si sono lasciati scappare le più dense, giovani, fredde e potenzialmente estreme protostelle di Orione», spiega Stutz. «Queste sorgenti potrebbero essere in grado di aiutarci a capire meglio i processi di formazione stellare ai primissimi stadi».
Herschel è stato in grado di osservare queste stelle grazie al suo potente occhio che opera alle lunghezze d'onda del lontano infrarosso e che è quindi in grado di perforare i densi involucri che avvolgono le protostelle.
Le osservazioni sono state eseguite alle lunghezze d'onda di 70 e 160 micrometri. I ricercatori hanno poi confrontato le osservazioni di Herschel con alcune precedenti realizzate da Spitzer, nelle quali le protostelle erano così deboli da essere state trascurate. Alcune protostelle non erano proprio visibili nelle immagini di Spitzer, ed è stato perciò necessario l'utilizzo dell'osservatorio APEX per confermare la loro presenza.
«Le nostre osservazioni ci danno una prima occhiata a protostelle che hanno appena iniziato a brillare alle lunghezze d'onda del lontano infrarosso», spiega Elise Furlan del National Optical Astronomy Observatory a Tucson, nell'Arizona.
Undici delle quindici protostelle presentano una colorazione molto rossa, ovvero la luce che riceviamo tende verso l'estremità meno energetica dello spettro elettromagnetico. Ciò suggerisce che le stelle siano ancora profondamente rannicchiate nei loro involucri gassosi e che siano quindi ancora più giovani delle altre. Altre sette protostelle osservate da Spitzer presentano simili proprietà. Assieme, queste 18 protostelle rappresentano solamente il 5% di tutte le protostelle osservate in questa regione.
«Con queste recenti osservazioni, abbiamo aggiunto un'importante foto mancante all'album di famiglia dell'evoluzione stellare», spiega Glenn Wahlgren della NASA. «Herschel ci ha permesso di studiare le stelle durante la loro infanzia».

© immagine
NASA/ESA/ESO/JPL-Caltech/Max-Planck Institute for Astronomy

Fonti
NASA/JPL 2013-102
arXiv:1302.1203v1 [astro-ph.SR]
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