Ricordando i 17 eroi dell'Apollo 1, del Columbia e del Challenger

È un giorno triste per la NASA e per le agenzie spaziali di tutto il mondo. Oggi, Giorno della Memoria, ricordiamo con tristezza i 17 intrepidi astronauti dell'Apollo 1, dello Space Shuttle Columbia e del Challenger che hanno perso la loro vita facendo ciò che amavano di più e aiutando la nostra specie a raggiungere traguardi importanti di cui andremo per sempre fieri. Morti tragiche e orribili, viste in diretta da milioni di persone e che ci hanno colpito profondamente, ma ogni volta ci siamo rialzati e siamo andati avanti. Non senza dimenticare quei 17 eroi.
Erano persone comuni - giocatori di squash, sassofonisti, cinture nere di karatè, insegnanti - ma hanno per sempre cambiato la nostra storia.

Erano le 18:31 del 27 Gennaio 1967 e Gus Grissom, Ed White (il primo americano a fare una passeggiata nello spazio) e Roger Chaffee stavano aspettando nella loro capsula l'inizio di uno dei test pre-lancio, quando scoppiò una scintilla proprio dietro a Grissom. «Fuoco nella capsula!» furono le poche parole giunte al Centro di controllo missione. White non riuscì ad aprire lo sportello. Morirono tutti nel giro di una quindicina di secondi.

Lo Space Shuttle Challenger decollò per l'ultima volta la mattina del 28 Gennaio 1986. Dopo 73 secondi dal lancio, un problema al razzo a propellente solido SRB causò l'esplosione dell'intero veicolo. La scia lasciata dal razzo si gonfiò improvvisamente e si divise in decine di scie più piccole. Il tutto davanti agli occhi dei parenti degli astronauti che erano venuti a vedere il decollo dal vivo.
A bordo del Challenger vi erano sette astronauti. Francis Scobee, pilota nella guerra del Vietnam, aveva volato sullo Shuttle due anni prima. Michael Smith, compagno di Scobee nella guerra del Vietnam, non era mai stato nello spazio. Judith Resnik, già stata sullo Shuttle nella missione successiva a quella di Scobee, nel tempo libero amava suonare il pianoforte classico, nuotare, volare e correre. Ellison Onizuka, hawaiiano, aveva volato sullo Shuttle esattamente un anno prima e aveva fatto parte del team del Centro di controllo missione delle prime due missioni Shuttle. Ronald McNair, afroamericano, cintura nera e istruttore di karatè, sassofonista in una banda jazz, appassionato delle tecnologie laser, aveva già volato su uno Shuttle poche missioni prima. Gregory Jarvis, giocatore di squash, ciclista e amante della chitarra classica. Christa McAuliffe, aveva insegnato per 15 anni storia, economia e diritto nei licei e sarebbe dovuta essere la prima insegnante nello spazio, vista in diretta da tutti i suoi studenti.
«Non li dimenticheremo mai, né l'ultima volta che li vedemmo, questa mattina, mentre si preparavano per il loro viaggio, salutavano e "fuggivano dalla scontrosa superficie della Terra" per "sfiorare il volto di Dio"», furono le parole del presidente Reagan.
Era la mattina del 1 Febbraio 2003, esattamente 10 anni fa, quando, a soli 16 minuti dall'atterraggio, lo Space Shuttle Columbia si disintegrò. Della schiuma scivolata dal serbatoio esterno durante il lancio aveva aperto un buco in una delle ali dello Shuttle, causandone la distruzione durante il rientro.
Rick Husband, comandante della missione, era parte dell'equipaggio che quattro anni prima, nel 1999, aveva eseguito il primo aggancio alla Stazione Spaziale Internazionale. William McCool aveva volato per più di 3mila ore su 24 aerei, era stato da poco selezionato come astronauta dalla Nasa e questa era la sua prima missione Shuttle. Michael Anderson, laureato in astronomia, aveva già volato su uno Shuttle diretto verso la Mir. Ilan Ramon, divenuto con questa missione il primo israelita nello spazio, laureatosi nell'Università di Tel Aviv. Kalpana Chawla, indiana, aveva già volato sulla missione STS-87. David Brown, laureato in biologia, considerato il miglior pilota della marina, aveva volato per più di 2700 ore e questa era la sua prima missione Shuttle. Laurel Blair Salton Clark, laureata in medicina, anche lei per la prima volta su uno Shuttle.
«Questo giorno ha portato terribili notizie e una grande tristezza nel nostro paese... È stato perso il Columbia; non ci sono sopravvissuti», fu il commento dell'allora presidente Bush. «La causa in cui sono morti continuerà. Il nostro viaggio nello spazio andrà avanti».
I detriti del Columbia, tra cui elementi tossici e parti umane, vennero sparsi in un'area enorme e il recupero fu molto difficile. Alcuni vermi di un esperimento a bordo dello Shuttle furono trovati ancora vivi dopo l'incidente.
Questi intrepidi equipaggi ci hanno aiutato a rendere i nostri veicoli più sicuri e hanno asfaltato la strada a un futuro molto ambizioso per l'esplorazione spaziale. L'unica cosa che possiamo dire è «Grazie!»
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