Materiale ricco di carbonio portato su Vesta da antichi impatti


La sonda Dawn, ora diretta verso il pianeta nano Cerere, ha studiato per più di un anno l'asteroide Vesta, ottenendo immagini ad alta risoluzione della sua superficie. Il mondo che ci ha mostrato la Framing Camera a bordo della sonda è ben più complesso della superficie liscia che immaginavamo: il terreno è costellato di creste, colline, solchi, scanalature e, ovviamente, crateri. I crateri più grandi osservati da Dawn presentano, nel loro interno e nell'area circostante, strane macchie e chiazze molto scure, alcune addirittura più del carbone. Queste macchie hanno subito attirato l'attenzione dei ricercatori, che sono ora riusciti a capire la loro vera natura.

Secondo una nuova ricerca, queste chiazze potrebbero essere i resti degli antichi impatti che hanno generato i crateri stessi. Sarebbero cioè i depositi lasciati dai numerosi oggetti ricchi di carbonio che si sono schiantati contro la superficie di Vesta negli ultimi 4 miliardi e mezzo di anni.
Esattamente 4.5 miliardi di anni fa la superficie di Vesta era completata fusa. Secondo i modelli attuali, la crosta si è solidificata nel giro di pochi milioni di anni, e fin da allora ha incominciato ad essere presa di mira da migliaia di corpi del nostro sistema solare, rendendo questo asteroide una sorta di documento che ci può aiutare a ricostruire l'ambiente di miliardi di anni fa. Proprio per questo Vesta è stato scelto come la prima destinazione della missione Dawn.
Il team, guidato da astronomi dal Max Planck Institute For Solar System Research e dall'Università del Nord Dakota, ha analizzato i depositi di materiale scuro osservati attorno ai bordi di alcuni bacini d'impatto nell'emisfero australe del gigantesco asteroide. I risultati mostrano che buona parte di questo materiale è comparso sulla superficie di Vesta durante un antico e lento impatto avvenuto tra i 2 e i 3 miliardi di anni fa e che ha originato il secondo più grande cratere sulla superficie di Vesta, Veneneia. L'area è poi stata bombardata una seconda volta, producendo un cratere ancora più grande, Rheasilvia, che ha un diametro di 505 chilometri – ossia il 90% del diametro di Vesta.
«Le prove suggeriscono che il materiale scuro su Vesta sia ricco di materiali carboniosi e che sia stato portato qui da collisioni con asteroidi più piccoli», conferma Vishnu Reddy del Max Planck e dell'Università dal Nord Dakota.
Impatti minori successivi potrebbero aver aggiunto altro materiale, così come potrebbero aver risollevato il terreno e esposto vene di questo materiale precedentemente coperte.
Il materiale scuro osservato su Vesta dalla sonda americana sembra inoltre combaciare con i clasti scuri osservati nei meteoriti ritrovati qui sulla Terra che si pensa si siano staccati proprio dalla superficie di Vesta.

«Le nostre analisi sul materiale scuro su Vesta e il confronto con studi di laboratorio sui meteoriti HED per la prima volta provano direttamente che questi meteoriti sono frammenti di Vesta», ha annunciato Lucille Le Corre del Max Planck.
Questa scoperta implica un fatto affascinante: Vesta potrebbe rappresentare non un'eccezione nel sistema solare, ma invece una regola, e quindi questa sarebbe la prova che i materiali ricchi di carbonio alla base della vita sul nostro pianeta sono stati portati dallo spazio.

© immagini
NASA/JPL-Caltech/UCLA/MPS/DLR/IDA
Materiale ricco di carbonio portato su Vesta da antichi impatti Materiale ricco di carbonio portato su Vesta da antichi impatti Reviewed by Pietro Capuozzo on 5.1.13 Rating: 5
Riproduzione riservata. (C) Polluce Notizie 2010-2017. Powered by Blogger.