Curiosity trova nuove prove dell'esistenza di acqua nel passato di Marte

Pochi giorni fa, il rover Curiosity ha scelto la sua prima roccia da trapanare, la roccia John Klein. Questa roccia presenta, come molte altre nei dintorni, interessanti vene chiare e ricche di calcio che si potrebbero essere formate dall'infiltrazione di acqua. Ciò che Curiosity sta osservando in questo momento è qualcosa di totalmente inaspettato e diverso dai precedenti siti che ha visitato.

«Abbiamo scelto di venire qui perché avevamo intravisto qualcosa di strano, ma non avremmo mai potuto prevedere niente di tutto questo dall'orbita», spiega John Grotzinger. Curiosity sta attualmente esplorando la depressione di Yellowknife Bay, una località della regione Glenelg, la prima tappa del rover lungo il suo tragitto verso le pendici del monte Sharp al centro del cratere Gale. Nella regione di Glenelg si incontrano tre tipi di terreni diversi.
Le vene sono state osservate dalle due fotocamere della Mastcam e sono poi state analizzate dalla ChemCam, che vi ha trovato alte quantità di calcio, zolfo e idrogeno.
«Gli spettri ottenuti dalla ChemCam indicano che la composizione è ricca di calcio. Queste vene sono probabilmente composte da solfati di calcio idrato tra cui il gesso», spiega Nicolas Mangold del Laboratoire De Planétologie Et Géodynamique a Nantes. «Sulla Terra, la formazione di queste vene richiede la circolazione di acqua nelle fratture e avviene a temperature piuttosto basse».
Il rover Opportunity aveva scoperto vene simili meno di due anni fa nel cratere Endeavour, dalla parte opposta del Pianeta rosso.
«L'acqua si è infiltrata in queste rocce attraverso la rete di fratture e successivamente i minerali si sono formati per precipitazione dando vita al materiale bianco che, secondo la ChemCam, è probabilmente solfato di calcio, forse idrato all'origine», continua Grotzinger.
«Si tratta quindi della prima volta nella missione che vediamo qualcosa che non è solamente un ambiente acquoso, ma uno che risulta anche nella precipitazione di minerali, il che è molto interessante».
«Ciò significa che queste rocce erano sature di acqua. Potrebbero esserci state diverse fasi, ma ciò deve ancora essere studiato».
La fotocamera RMI a bordo dello strumento ChemCam ha studiato due rocce chiamate Crest e Rapitan, che mostrano caratteristiche diverse dai normali materiali basaltici. Queste rocce presentano una quantità più bassa di silice e sono ricche di calcio.
Nelle prossime settimane Curiosity userà per la prima volta il suo trapano, in grado di perforare le rocce di circa 5 centimetri. Il materiale raccolto verrà inizialmente usato per pulire le pareti interne del contenitore, ma i campioni successivi verranno inviati ai laboratori interni SAM e CheMin.
Il team spera di poter perforare la roccia proprio al confine di una delle vene, raccogliendo così sia il materiale della vena sia quello del resto della roccia.
«Ciò rivelerà la mineralogia del materiale che riempie la vena e saremo in grado di distinguere le diverse fasi dei minerali idrati. Lo scopo principale è quello di darci un'idea dell'abitabilità di questo ambiente».
Dopo il primo utilizzo del trapano, il team valuterà se sarà necessario una seconda perforazione.
La prima roccia che verrà trapanata è a pochi passi dal rover. Lungo questo breve percorso, il rover analizzerà anche le rocce che schiaccerà con le sue ruote. Immagini risalenti al 135esimo Sol di missione mostrano che le ruote sono in grado di spaccare in due le rocce più tenere, rivelando così il loro  interno.

© immagini
 NASA/JPL-Caltech/LANL/CNES/IRAP/LPGNantes/CNRS
NASA/JPL-Caltech/MSSS
Curiosity trova nuove prove dell'esistenza di acqua nel passato di Marte Curiosity trova nuove prove dell'esistenza di acqua nel passato di Marte Reviewed by Pietro Capuozzo on 19.1.13 Rating: 5
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