I "wormhole" congiungono luoghi distanti dello spazio-tempo

L'Universo, si sa, presenta numerosi arcani ancora non ancora spiegati e chiosati dagli astronomi. Ne sono un esempio i buchi neri, realtà dello spazio inesplicabili e sibilline, che sono state solo in parte delucidate: sappiamo che sono aree in cui si polarizza una massa mastodontica, che esercita sulle zone attigue un'attrazione gravitazionale irrefrenabile. Nemmeno la luce riesce a sfuggire a questi enti celesti che, perciò, sono invisibili perché la radiazione luminosa non riesce, dopo essere giunta nei pressi del buco nero, ad allontanarsi. E molti buchi neri sono stati discerniti dalle infinità spaziali proprio grazie alla loro vigorosa e inconcepibile gravitazione.

Intorno agli anni Trenta, una poco rinomata rivoluzione ebbe luogo nella fisica teorica. Per la prima volta si congetturò alla presenza, nello spazio, di alcune atipiche e speculative formazioni, che presero il nome di wormhole, un termine che ricorre assiduamente in questo ambito. Essi sarebbero dunque dei cunicoli spazio-temporali che congiungerebbero ubicazioni remote nello spazio-tempo. Da una parte ci dovrebbe essere un buco nero, che trangugia la materia, mentre dall'altra un punto di fuoriuscita della materia stessa. Ecco che entrano in gioco i buchi bianchi. In essi, la materia viaggerebbe più celermente della luce.


I buchi bianchi sono i gemelli speculai dei buchi neri, mai avvistati direttamente ne ravvisati mediante alcuni processi. Essi espellono materia ma niente può entrarvi, come nei buchi neri niente può uscirvi.


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