Spiegato l'imperscrutabile sistema binario di Epsilon Aurigæ

Questo articolo è tratto da www.scienzamoderna.wordpress.com, sebbene l'autore sia lo stesso. (Capuozzo Pietro)

Un nuovo strumento elaborato presso l’autorevole Università del Michigan ha permesso agli astronomi in questione di scrutare il cielo alla volta di un astruso e sibillino oggetto che adorna il Firmamento. 

La quinta stella in ordine di luminosità che costituisce la costellazione dell’Auriga è denominata Epsilon Aurigæ e rappresentava, fino a poco tempo fa, una realtà avversa agli scienziati, poiché non riuscivano a comprendere perché la sua luminosità fosse così esigua in rispondenza alla sua cospicua massa. Questo arcano affonda le sue radici alla prima metà del XIV.

Inoltre, si è registrato che ogni 27 anni la sua luminosità risenta di un ingente deperimento. Ciò ha portato gli astronomi a pensare che si trattasse di un ambiguo sistema binario, di cui ne contempliamo solo uno dei due corpi celesti.

Recentemente si è appurata e assodata un’eclissi, che ci ha permesso una visione più nitida della struttura.
La teoria che aveva preponderato fino ad ora congetturava che la stella nota avesse una “compagna” di dimensioni irrisorie, circondata da una fitta e intricata coltre di polvere interstellare. Quest’ultima sarebbe dovuta essere ubicata sullo stesso piano dell’orbita di Epsilon Aurigæ, la quale sarebbe dovuta essere situata sullo stesso piano di osservazione dal nostro pianeta. Un allineamento assai avviluppato nonché illogico e inverosimile. Eppure le nuove osservazioni hanno corroborato che esso si verifica effettivamente: passando di fronte a Epsilon Aurigæ è possibile osservare una sottile ma densa nube scura. 

"Ciò indica che l’ipotesi era corretta, per quanto improbabile – ha spiegato John Monnier - Si tratta di un caso fortuito, che non risulta verificato altrove. Oltre a ciò il sistema appare in una peculiare fase dell’evoluzione stellare e il disco appare è molto più piatto di quanto ritenuto finora."

Monnier ha preso le redini per la realizzazione del MIRC, l’efficientissimo interferometro utilizzato per produrre le immagini combinando la radiazione catturata da quattro telescopi dell’Università della Georgia. Il complesso prende il nome di CHARA.

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