L'insuccesso firmato Apollo 13 compie 40 anni

E sono passati 40 anni - molto celermente - da quando gli intrepidi astronauti dell'Apollo 13 dovettero annunciare "Houston, abbiamo un problema". E, nel pieno sconforto del loro cuore che già palpitava di emozione, si allontanarono dalla Luna. La videro allontanarsi, trastullarsi isolata nel mare nero in cui navigava, la videro scomparire inghiottita dalle oscure viscere dello spazio.

Apollo 13 fu una missione intrapresa dalla Nasa, parte integrante del programma Apollo. Sarebbe dovuta essere la terza missione a portare uomini sulla Luna dopo quelle tripudianti dell'Apollo 11 e dell'Apollo 12, ma è diventata celebre per il guasto che impedì l’allunaggio e rese difficoltoso il rientro sulla Terra, a soli due giorni dalla partenza.

In un giorno torrido e afoso, poco dopo il primo storico allunaggio, la NASA stilò ufficialmente gli equipaggi previsti per le missioni di Apollo 13 ed Apollo 14. Venne designato come comandante dell’Apollo 13 il veterano James Lovell.  Lo aspettava dunque questo quarto volo nello spazio. Venne invece nominato pilota del modulo di comando in primo luogo, Ken Mattingly, mentre l’incarico di pilota del modulo lunare venne conferito a Fred Haise. Gli astronauti facevano parte del quinto gruppo scelto dalla NASA e tale incarico sottointese la possibilità del primo volo nello spazio di astronauti di questo gruppo. Comandante dell’equipaggio di riserva venne nominato John Young, affiancato da Jack Swigert, pilota di riserva del modulo di comando e da Charles Duke nel ruolo di pilota di riserva del modulo lunare.

Il 6 aprile 1970, cioè pochi giorni prima del lancio previsto per l’11 aprile 1970, si scoprì che il pilota di riserva del modulo lunare, Charles Duke, era infetto dal morbillo. Ken Mattingly fu l’unico degli astronauti a non risultare immune a questa malattia. Per evitare che Mattingly si ammalasse durante la missione, il 9 aprile venne reso noto definitivamente che sarebbe stato sostituito dal pilota di riserva del modulo di comando Swigert. In realtà, Mattingly non contrasse mai questa malattia, e giocò un ruolo fondamentale durante la crisi dell’Apollo 13, compiendo numerosi test al simulatore e aiutando l’equipaggio a tornare sano e salvo. Il lancio dell’Apollo 13 avvenne da Cape Canaveral, Florida l’11 aprile 1970, alle ore 19:13:00. Già durante il secondo stadio ci fu un primo incidente, meno famoso, ma ugualmente pericoloso:  il motore centrale ebbe problemi, a causa delle oscillazioni. Fortunatamente il computer spense il motore prima che causasse altri danni. Inoltre la direzione di volo decise di far bruciare i rimanenti quattro motori per un periodo più prolungato del previsto. Pure il terzo stadio del razzo vettore venne fatto bruciare più a lungo e nonostante il problema predetto, la deviazione dalla traiettoria dell’orbita prevista fu minimale ed ininfluente per il proseguire della missione. Dopo 1,5 orbite intorno alla Terra venne riacceso il congegno propulsore del terzo stadio del razzo vettore per portare Apollo 13 in direzione verso la Luna. Dopo 55 ore dal lancio della missione venne trasmesso il sottovalutato messaggio radiofonico dell’equipaggio al Mission Control, che concretamente fu “OK, Houston, abbiamo avuto un problema”. A 321.860 chilometri dalla Terra, il rimescolamento di uno dei quattro serbatoi dell’ossigeno del Modulo di Comando e Servizio (CSM), che doveva per l’appunto essere azionato in tale occasione, esplose. L’unica soluzione per l’equipaggio fu quella di annullare l’allunaggio, girare attorno alla Luna e prendere la spinta necessaria per tornare sulla Terra. Poiché il Modulo di Servizio era rimasto seriamente danneggiato dall’esplosione, i tre astronauti furono costretti a trasferirsi nel Modulo Lunare “Aquarius”, utilizzandolo come navicella per il ritorno anziché come mezzo per atterrare sulla Luna. Il ritorno, durato quattro giorni, fu freddo, scomodo e teso. Ma la missione Apollo 13 è servita per dimostrare la capacità del programma di affrontare situazioni di crisi imprevedibili, portando in salvo tutto l’equipaggio.

Solo poco prima della fine della missione, gli astronauti fecero ritorno nella capsula dell’Apollo, che fu separata dal modulo di servizio, gravemente danneggiato. Il modulo lunare, pertanto, si spense poco a poco durante il suo autonomo rientro a Terra nell’atmosfera. Con il modulo si spense pure la stazione ALSEP, con i suoi accumulatori di energia elettrica alimentati da radioisotopi, che era rimasta a bordo del LEM. Ciò nonostante non fu possibile misurare la fuoriuscita di onde radioattive, dato che tale fatto fu programmato precedentemente ed il design del contenitore della stazione venne pertanto concepito in una maniera tale da resistere senza subire danni al rientro nell’atmosfera terrestre. Come ulteriore misura di sicurezza il punto di rientro nell’atmosfera venne scelto in una maniera tale che sarebbe stato raggiunto un posto dell’Oceano Pacifico in cui l’acqua aveva una grande profondità.

Il 17 aprile 1970 dopo una lunga ansia a causa della prolungata interruzione del contatto via radio durante la fase di rientro (di norma tale fase non superava i 3 minuti – per l’Apollo 13 durò oltre 6 minuti), alle ore 13:07, l’Apollo 13 atterrò sano e salvo nelle acque dell’Oceano Pacifico. L’equipaggio venne recuperato e portato a bordo della portaerei USS Iwo Jima.

Adattato dal testo di Daniele Faranna "40 anni fa Apollo fallì la Luna", newnotizie.it

L'insuccesso firmato Apollo 13 compie 40 anni L'insuccesso firmato Apollo 13 compie 40 anni Reviewed by Pietro Capuozzo on 12.4.10 Rating: 5
Riproduzione riservata. (C) Polluce Notizie 2010-2017. Powered by Blogger.