Condizioni atipiche su un esopianeta



Il telescopio spaziale Spitzer, dedito a svolgere accuratamente fatidiche missione elaborate dalla Nasa, scrutando l'infinito cielo, ha rintracciato un'anomalia in un esopianeta remoto dal nostro sistema solare: nella sua atmosfera non sono presenti tracce di metano, elemento comune a quasi tutti i corpi celesti che orbitano il nostro Sole.


Le sue dimensioni - secondo quanto riporta una scrupolosa ricerca di Kevin Stevenson pubblicata sulla rivista Nature - sono prossime a quelle di Nettuno. Il pianeta in questione orbita un'esigua stella ubicata a circa 33 anni luce da noi, e potrebbe presto vedersi protagonista di una nuova pietra miliare nell'esobiologia (meglio affermatasi come astrobiologia), da lustri impegnata nell'ambito dell'avversa ricerca di un pianeta gemello alla Terra. Il suo principale obiettivo è reperire segni o addirittura forme di vita integre su altri mondi, proposito, come già sottolineato, assai astruso. 

E' stata classificato con il complesso codice di GJ 438b e, asserisce lo stesso Stevenson, "è il più piccolo pianeta extrasolare di cui l'uomo sia mai stato in grado di misurarne la luce diretta".

L'esito della ricerca traspare quasi eccelso. Difatti, pianeti vagamente affini a Nettuno dovrebbero essere afflitti da una temperatura molto cospicua, con picchi massima che lambiscono gli 800° K e, di conseguenza, secondo la chimica, dovrebbero essere avviluppati da una considerevole e ingente quantità di metano (CH4) e una ristretta e trascurabile percentuale di monossido di carbonio, la cui formula molecolare è CO. E così dovrebbe, teoricamente parlando, apparire GJ 438b.

A inficiare questa affermazione sono le parole di alcuni ricercatori, che hanno rinvenuto quantità di metano oltre 7000 volte inferiori rispetto a quanto auspicato e enormi entità di monossido di carbonio, fatto che ammonisce gli scienziati per le loro teorie non appurate scientificamente, divulgate probabilmente in maniera troppo ingente.

"Questa è una scoperta davvero atipica", ha commentato Joseph Harrington, eludendo le teorie categoricamente fallaci sviluppate dai suoi colleghi. Costui ha lavorato al fianco di Stevenson ed altri consociati della UCF, della Nasa e di altre università ed istituti di minor prestigio.

Usufruendo dello Spitzer Space Telescope, l'équipe è accuratamente riuscita a valutare l'ottenebramento della luce emessa dalla stella e la successiva scomparsa della imperscrutabile oscurità. La discrepanza tra i due campioni di luce, misurata per sei volte a differenti lunghezze d'onda a raggi infrarossi, collima al pianeta stesso.

Questi frutti sono stati utilizzati per comprendere le molecole che compongono l'ostile atmosfera del pianeta. Per compiere ciò, Sara Seager e Nikku Madhusdhan, entrambi salariati presso il MIT, hanno riprodotto le strutture di un coacervo di miscele chimiche le quali potrebbero essere presenti sul pianeta. Difatti, se su GJ 436b ci fossero vaste quantità di ossigeno, ci dovrebbero essere delle forme vegetali e forme unicellulari procariote a produrlo.

La ricerca della vita su altri pianeti continua, a nostra indifferente insaputa, ogni giorno.

Condizioni atipiche su un esopianeta Condizioni atipiche su un esopianeta Reviewed by Pietro Capuozzo on 25.4.10 Rating: 5
Riproduzione riservata. (C) Polluce Notizie 2010-2017. Powered by Blogger.