È partito l'osservatorio spaziale SDO

Da Giovedì 11 Febbraio, il nostro 'irrequieto' Sole è costantemente monitorato dal promettente e affidabile osservatorio spaziale SDO. La sonda è stata lanciata con successo dal rinomato "Cape Canaveral", che in questi giorni è stato teatro dello spettacolare lancio del quart'ultimo Space Shuttle. Il razzo vettore che ha portato la sonda fino all'orbita geo-stazionaria è l'Atlas V, modello elaborato recentemente. Il flusso continuo di dati che ci verranno forniti dal SDO ci permetteranno di migliorare la nostra capacità di prevedere future dinamiche che vedranno protagonista il Sole. Lavorerà assieme al DLR, un centro aereo-spaziale tedesco, che si è dimostrato fortemente a sostegno della NASA.

Il rivoluzionario e futuristico SDO, secondo le previsioni azzardate dalla Nasa, studierà i fenomeni solari per un periodo di cinque anni, ad un'altitudine pari a 36.000 chilometri. Gli scienziati, in realtà, confidano - o, meglio, sperano - nella possibilità di vedere l'SDO operativo per un intero ciclo di macchie solari, che si protrae per circa 11 anni. Le qualità delle immagini solari sarà fino a 10 volte migliore rispetto all'ormai comune HD, l'alta definizione per televisori. Questa è la prima missione del progetto americano LWS.

Senza il Sole - è ormai assodato - la vita sulla Terra sarebbe addirittura inconcepibile, sebbene le particelle ad alta energia che inconsapevolmente riceviamo ogni giorno non siano proprio beneficentissime. Anzi, queste minute particelle possono causare la perdita di comunicazione con un qualsiasi satellite. Questi raggi rappresentano un'ulteriore minaccia per gli astronauti e il personale a bordo di voli aerei e possono danneggiare le reti elettriche causando picchi di tensione.
Questi fattori negativi sono causati da esplosioni nell'atmosfera del Sole, note come 'razzi'. Altre possibili cause possono essere ipoteticamente rappresentate dai flussi di particelle cariche elettricamente - il cosiddetto vento solare - ed espulsioni di massa coronale, durante le quali miliardi di tonnellate di materiale solare vengono espulsi nello spazio interplanetario. Anche se le particelle di materiale espulse durante le CME, le espulsioni della massa coronale, possono trovarsi nei pressi della Terra in pochi giorni, alcune particelle possono lambire la velocità della luce, lasciando dunque soltanto otto minuti di pausa tra un evento solare e il suo immediato arrivo sulla Terra. Le zone più colpite da questi fenomeni quasi nocivi sono lo spazio prossimo alla Terra e le regioni polari del nostro pianeta.

Con i dati raccolti e prontamente inviati dalla sonda SDO, scienziati e ingegneri suppongono che, in futuro, l'uomo e la ricerca spaziale saranno in grado di raggiungere sostanziali miglioramenti nelle previsioni di radiazioni solari, fenomeni che rientrano in àmbiti di 'meteorologia spaziale'. Ciò consentirà agli astronauti della Stazione Spaziale Internazionale (ISS), nel momento in cui il pericolo dovesse incombere, di rifugiarsi in una stanza appositamente protetta.

L'SDO utilizza tre strumenti - molto laboriosi e complessi, fra l'altro - per osservare il Sole. Il Helioseismic Magnetic Imager (HMI) funziona in modo simile ad un apparecchio ad ultrasuoni e osserva l'interno del Sole così come il suo lato più lontano, che non può essere visto né osservato dalla Terra. L'interazione reciproca tra le attività nel campo magnetico del Sole e dei processi all'interno della corona solare, che rilasciano energia, sono esaminati dalla Atmospheric Imaging Assembly (AIA), mentre la Extreme Ultraviolet Variability Experiment (EVE) esamina continuamente le radiazioni solari al limite estremo dello spettro ultravioletto.


È partito l'osservatorio spaziale SDO È partito l'osservatorio spaziale SDO Reviewed by Pietro Capuozzo on 11.2.10 Rating: 5
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